Quanto è successo in un ospedale di Firenze questa settimana è raccapricciante: per un errore di trascrizione a tre persone sono stati trapiantati organi sieropositivi.
Se cerco di analizzare questo episodio dal lato organizzativo, tralasciando per quanto possibile gli impatti umani, sono ancora più preoccupato dal vedere l'ennesima manifestazione di uno dei maggiori problemi italiani.
Nel nostro paese, infatti, la tecnologia non si inserisce in un processo per modificarlo, ma gli si aggiunge duplicandolo. Sia nel contesto aziendale (l'email non sostituisce la carta o il fax ma raddoppia la comunicazione e la complicazione) sia in quello della pubblica amministrazione (dove timbri e marche da bollo regnano sovrani e nel caso sia possibile effettuare operazioni via internet è poi quasi sempre necessario stampare, firmare e spedire).
Fino ad oggi eravamo convinti che questo fenomeno fosse unicamente responsabile del deficit di produttività tra Italia e paesi sviluppati. Purtroppo abbiamo scoperto che le conseguenze possono essere ben più gravi sul piano individuale di salute e sicurezza: la macchina fa le analisi, ma l'uomo deve ricopiare i risultati; come se ricopiare non fosse un'attività fatta meglio da una macchina che da un uomo.
Non intendo assolutamente dire che il processo dovrebbe essere completamente automatico, ma forse l'uomo sarebbe meglio impiegato per un controllo, l'eventuale interpretazione di valori dubbi e una firma di approvazione.
Penso di non sbagliarmi dicendo che qualità del lavoro, produttività e sicurezza ci potrebbero solo guadagnare.
giovedì 22 febbraio 2007
Corretto utilizzo della tecnologia: produttività e sicurezza
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento