Il marketing virale è crescente o, per dirla da ingegnere, contiene un feedback positivo che lo rinforza e lo amplifica: un pubblicitario fa qualcosa, un consumatore lo dice a 5 o 10 persone che a loro volta lo ripetono ad altri 5 o 10. E il tutto continua a ripetersi come un virus, appunto, che si espande in tutta la popolazione. Senza che il pubblicitario debba più intervenire (o quasi).
La distinzione, ripresa da Seth Godin, è molto chiara. Tralasciando l'aspetto creativo della faccenda - cioè qual'è la scintilla che dà inizio al processo (o per restare nel campo dei virus il vettore primario) - è interessante sottolineare come il Web sia lo strumento principe di questo fenomeno.
Il marketing virale trova oggi la sua massima espressione nei video paradistico - pubblicitari pubblicati e condivisi su YouTube, ma in un passato ormai remoto (la metà degli anni '90) Buongiorno è nata mediante l'invio giornaliero di una barzelletta ad una sempre crescente mailing list a cui via via si aggiungevano quanti ricevevano la mail da amici e colleghi.
La 15a edizione dello studio NetObserver Europa recentemente presentato da
Harris Interactive sottolinea proprio lo spazio che la pubblicità online può conquistare facendo leva sullo scambio e sul dialogo incentrato sulla condivisione di video: questo è appunto il mezzo su cui qualcuno riesce a far scoccare la magica scintilla e a dare vita ad un ideavirus.
Quando lo scambio è bidirezionale, non è solo l'azienda che cerca di influenzare i potenziali clienti ma sono anch'essi che diventano parte attiva ed allargano nel tempo e nello spazio il cerchio di influenza includendo via via sempre nuovi soggetti.

