domenica 25 novembre 2007

Conversazione 2.0


Il titolo non mi piace, ma prendo spunto da un articolo e da una presentazione che, invece, trovo molto interessanti.

In sintesi: il web 2.0 disintermedia il rapporto tra brand e consumatori facendolo evolvere dal trasferimento di un messaggio, mediato dai professionisti del marketing e per lo più unidirezionale, all'instaurarsi di una vera e propria conversazione tra due attori entrambi sullo stesso piano.

Gli attributi chiave di questo nuovo social marketing sono:


  • ibrido: cadono progressivamente le barriere tra i diversi player (produttore e consumatore, ...) e tra gli strumenti e i mezzi di comunicazione (mash-up);

  • adattativo: conversazione implica il continuo modificarsi per adattarsi alle esigenze con la velocità messa a disposizione dai nuovi social media;

  • trasparente: tutto è visibile a tutti, rinuncia alla privacy in cambio di maggiore informazione;

  • aperto: chiunque può partecipare, il modo migliore per catturare i consumatori è aprirsi a loro;

  • micro: la coda lunghe, le nicchie, i micro-universi sono gli infiniti target del nuovo marketing;

  • social graph: ciò che conta sono le relazioni e le relazioni di relazioni di tutte le parti;

  • istantaneo: tutto avviene e deve avvenire immediatamente.

domenica 18 novembre 2007

Mash-up


Un'amica di Downlovers mi segnala il post Reputation Management di MarketingAgora, in cui si sottolinea il fatto che per promuovere il nostro servizio di Web Reputation Management abbiamo fatto ricorso ad un'intervista radiofonica (in realtà anche alla carta stampata).

Dopo averlo letto un paio di volte, ho avuto un'illuminazione: questo è il vero mash-up!

Mash-up è uno dei concetti chiave del web 2.0: ciascuno può combinare liberamente informazioni e contenuti provenienti da diverse fonti per creare un proprio servizio o applicazione o, più in generale, per manipolare e arricchire contenuti. Normalmente si pensa ad elaborazioni di contenuti totalmente effettuate sul web, ma nulla vieta l'integrazione multicanale.
Nel marketing la multicanalità è sempre esistita, le campagne si avvalgono di un mix di mezzi (televisione, radio, stampa, affissioni, web); ma ecco che entra in campo la generazione dei contenuti dal basso e di colpo la multicanalità assume una nuova valenza: non solo, per citare ancora il post, ActValue sfrutta la radio per promuovere off-line un servizio on-line ma, soprattutto, questo fatto viene ripreso e commentato on-line sui blog.


Un'ultima considerazione old-economy: la radio però funziona veramente!

venerdì 9 novembre 2007

I brand dal basso


La pubblicità ha bisogno di tempo per adattarsi ad un nuovo mezzo di comunicazione: tempo che viene impiegato per sperimentare nuovi moduli e comprendere le caratteristiche e gli utilizzi del nuovo strumento.
I primi spot televisivi, ad esempio, non erano altro che i comunicati radiofonici letti da uno speaker di cui il video mostrava l'immagine; ci sono voluti molti anni per arrivare al formato attuale che sfrutta appieno il mezzo e nulla ha a che vedere con la radio.

Analogamente, la pubblicità su internet è in evoluzione.
E' interessante sottolineare che non è solo il formato o il contenuto dello spot a cambiare ma l'intera strategia commerciale: internet, infatti, non è solo un diverso mezzo di comunicazione attraverso cui veicolare contenuti defininiti centralmente, ma è soprattutto il primo mezzo veramente interattivo (Web 2.0 e User Generated Content sono i termini chiave) e individuale (Market of One e Long Tail).
L'interattività e il fenomeno dei social network stanno spingendo verso il marketing virale; l'individualità dà invece vita ad un altro fenomeno: quello dei brand bottom-up, o dal basso.

In un contesto di promozione commerciale tradizionale, la strategia di brand è costruita e veicolata a partire dall'alto curandone la declinazione sui diversi media con strategie di presenza. Per quanto riguarda internet, ciò si traduce nei portali e nelle home page. Il portale è (era) la piazza virtuale da cui gli utenti passano in gran numero e dove quindi possono vedere il banner ed essere catturati; la home page del sito è la porta d'ingresso dell'azienda, il contenitore, il luogo dove far arrivare i navigatori per presentare loro l'offerta, sperando che proseguano verso le pagine di dettaglio.

Poi è arrivata Google: la porta d'ingresso ad internet oggi è la (prima) pagina dei risultati della ricerca, di ciascuna singola dettagliata unica ricerca che ciascuno di noi fa. Da lì si accede direttamente ai contenuti, cioè alle pagine interne e specifiche dei siti, e non alle loro home page.

Esistono aziende il cui brand si è affermato perchè con coerenza e sistematicità i loro link compaiono ai primi posti nella pagina dei risultati, con tutto ciò che ne consegue, senza che gli internauti si preoccupino della home page (chi è l'azienda, cosa fa, perchè, ...).

Qualche esempio.
Wikipedia: i visitatori del sito vi arrivano normalmente dai risultati di una ricerca.
YouTube: la stessa cosa, ed il suo brand è talmente forte che Google ha pagato una fortuna per acquisirlo.
eBay: cercando con Google l'oggetto che si desidera si può poi arrivare direttamente alla pagina della vendita o dell'asta.
Google stessa: la home page con una semplice casella di ricerca non è certo quella del modello che si tendeva a realizzare nel web 1.0; non a caso le ricerche si fanno dalla barra di navigazione del browser o da widget installati sul pc senza che i motori se ne dispiacciano.

E allora, che cosa caratterizza questi e molti altri brand bottom-up? La soddisfazione dei bisogni singoli, particolari ed unici di migliaia o milioni di persone: si tratta di un insieme enorme di esperienze positive che concorrono alla definizione di un brand molto più dell'insegna posizionata sul grattacielo e visibile a chilometri di distanza.

sabato 3 novembre 2007

Il web 2.0 e le aziende

Applicazioni consumer e IT aziendale hanno sempre fatto fatica ad andare d'accordo.
La prima "guerra" è stata all'epoca dei personal computer (anni '90), la seconda a quella di internet (anni 2000), la terza sta cominciando adesso nell'epoca del web 2.0.

Il problema è sempre lo stesso: perchè gli strumenti / tecnologie - ragionano gli utenti - che sono disponibili per uso consumer non vengono applicati anche dalle direzioni IT migliorando le applicazioni e l'accesso ai dati e riducendo i tempi e i costi di sviluppo?

Rispondono gli esperti: perchè non sono sicuri e affidabili, perchè non sono integrabili, ecc.
Parte, ma solo parte, del problema è che i professionisti IT delle aziende si sentono minacciati: se l'utente può fare da solo le cose, il grande centro di costo, buco nero e centro di potere verrà ancora una volta bypassato riducendone l'importanza, il budget e, in ultima analisi, i posti di lavoro.
Ancora, alcune di queste tecnologie sono talmente nuove ed in evoluzione che difficilmente qualcuno sopra i 32 anni le conosce; certamente non quelli che lavorano nei dipartimenti IT delle grandi aziende.

Come al solito - e come già successo nelle guerre precedenti - hanno ragione entrambi i contendenti e si arriverà quindi ad un nuovo punto di equilibrio che ancora una volta cambierà la pelle dell'IT aziendale sulla spinta del mondo consumer (e open source).
Information Week pubblica un bell'articolo in cui si cerca di fare il punto sullo stato dell'arte.
La guerra però è appena iniziata e il punto di arrivo à ancora di là da venire.