Insieme alla Francia, l'Italia ha sempre avuto il non invidiabile primato della lunghezza dei tempi di pagamento ai fornitori da parte delle aziende.
E' invece sicuramente tutto italiano il primato dei ritardi di pagamento, ossia quell'ulteriore periodo di tempo oltre la scadenza (già lunga) delle fatture che le aziende si prendono: quando il ritardo è di 20 giorni ci reputiamo fortunati, la norma è spesso ben più lunga.
Dal momento che la Pubblica Amministrazione è allo stesso tempo il peggior cliente (basti pensare ai pagamenti della Sanità che spesso viaggiano oltre i 300 giorni) e il fornitore maggiormente privilegiato (IVA e altre tasse e balzelli devono essere inderogabilmente versati ogni mese pena multe ed interessi salatissimi), penso che ciò sia la causa scatenante di un circolo vizioso che coinvolge un po' tutti: ti posso pagare quando il mio cliente ha pagato me ... e la banca ha lucrato sui suoi giorni di valuta.
Nulla però mi toglie dalla testa che oltre alla necessità di molti ci sia anche il malcostume di alcuni: a partire da alcune aziende della grande distribuzione che pagano le merci 120 giorni dopo averle vendute ai clienti, fino a chi solo al ritorno dalle ferie l'8 gennaio si ricorda delle fatture scadute il 31 dicembre e con calma comincia a prendersene carico.
martedì 9 gennaio 2007
Necessità o malcostume?
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