In questi ultimi mesi mi sto occupando di sistemi di autenticazione e gestione utenti utilizzati da aziende che forniscono connettività internet via radio (Wi-Fi) in aree geografiche non raggiunte dall'ADSL.
Le frequenze radio utilizzate per questi servizi sono libere, così come senza particolari intoppi burocratici è possibile liberamente dare vita ad un servizio di Internet Service Provider di questo tipo ed andare a coprire aree geografiche e di mercato fino ad oggi inesplorate.
Oltre all'indubbio beneficio per gli utenti, che finalmente riescono ad avere servizi e costi paragonabili a quelli degli operatori ADSL, ciò ha positive ricadute anche sulle aziende del settore: in tutta Italia oggi è un fiorire di iniziative e di progetti di taglia piccola o media.
E' già pronta, bloccata solo dalla burocrazia, un'ulteriore innovazione tecnologica nel settore: il protocollo WiMax che, semplificando, renderà ancora più veloci e convenienti i collegamenti senza fili. Si sta però svolgendo una battaglia sotterranea tra interessi contrastanti relativamente alla modalità di utilizzo di questa nuova tecnologia. Da una parte vi è il modello di mercato della telefonia mobile, che prevede frequenze regolamentate e costose accessibili a poche grandi aziende; dall'altro quello deregolamentato che permette a tanti piccoli player di conquistare fette locali di mercato.
Non penso che per quanto riguarda gli utenti finali i costi possano essere particolarmente diversi dall'uno all'altro caso, cambierà se mai la velocità di adozione della tecnologia (vedi la lentezza con cui l'UMTS sta prendendo piede nella telefonia mobile); la liberalizzazione avrebbe invece impatto positivo sulle aziende del settore creando domanda di progetti e soluzioni medio-piccoli come sta avvenendo con il Wi-Fi. Nell'altro caso, invece, vi sarebbe spazio solo per le solite mega-aziende.
giovedì 18 gennaio 2007
Internet senza fili
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