Windows Vista è arrivato sul mercato. E insieme al nuovo sistema operativo una nuova versione di Office.
I nuovi prodotti non sono propriamente a buon mercato o meglio, vi sono talmente tante funzionalità e programmi ed il costo della licenza è di conseguenza.
Con l'occasione anche la stampa ha affrontato il tema del costo del software ed evidenziato tra le soluzioni a disposizione delle aziende quella dell'acquisto di "licenze usate".
Che cos'è una licenza software usata? Semplicemente si tratta del diritto di utilizzare una vecchia versione del programma (ad es. Office 97 anzichè Office 2007) acquisendolo non direttamente dal produttore ma da un altro utente (normalmente tramite un intermediario).
Per l'utente medio il software di una o due versioni precendenti è di norma adeguato, in quanto gli aggiornamenti sono per la maggior parte relativi a funzioni cosiddette avanzate.
Anche la possibilità di cedere le licenze è interessante: le aziende chiudono, si fondono, riducono il numero di addetti e il software resta inutilizzato; poterlo rivendere, anche se a poco prezzo, è un'inaspettata fonte di guadagno. Inoltre, a differenza delle auto usate, i programmi usati non subiscono usura e si comportano sempre nello stesso modo.
Apparentemente gli unici che hanno da perdere da questo commercio sono i produttori di software: per quello che ne so (la scorsa primavera ho fatto risparmiare ad un cliente diverse migliaia di euro con un accordo di questo tipo) solo Microsoft ha dato il suo placet a rivenditori di "licenze usate", veri e propri intermediari tra domanda e offerta. Ovviamente in modo circoscritto e senza pubblicità, anche perchè come produttore non ci guadagna più niente.
Perchè? Forse perchè un utente in regola con le licenze, anche se non cliente diretto, è sempre meglio di un utente pirata.
martedì 30 gennaio 2007
Licenze software usate
venerdì 26 gennaio 2007
Scienza e Ingegneria dei Servizi
Sta nascendo una nuova disciplina dal nome "Scienza e Ingegneria dei Servizi" che consiste nell'applicazione di discipline scientifiche, aziendalistiche ed ingegneristiche alle attività dei servizi.
Nei Paesi sviluppati il settore dei servizi occupa ormai oltre il 75% della forza lavoro e produce più del 50% del PIL ed è quindi fondamentale che si sviluppino competenze scientifiche almeno paragonabili a quelle relative ai settori industriali.
Ancora una volta, così come per l'informatica negli anni '50, lo sponsor di questa disciplina scientifica è IBM, che dai servizi trae più del 50% del proprio fatturato.
Ecco alcune delle domande a cui questa disciplina si prefigge di dare risposte mediante la definizione di modelli concettuali adeguati:
- Misurare l'intensità di lavoro e di servizio e la complessità del servizio. Quali sono i limiti del self-service? Quanto lavoro può essere lasciato all'utente finale?
- Rappresentare e catalogare la competenza. Come si organizzano e si identificano le competenze necessarie per svolgere un determinato lavoro? Come si tiene conto di ciò per comporre e ottimizzare i team di progetto?
- Identificare gli strumenti di comunicazione globale. Quali sono le barriere all'aumento della produttività nel coordinamento interpersonale? Distanza, fiducia, comunicazione, ciò che si ha in comune, cultura, tecnologia?
- Definire l'organizzazione del lavoro nei servizi. Applicazione di metodi logistici alle supply chain dei servizi che sono centrate sulle persone.
- Identificare come automatizzare efficacemente i servizi. Capire come bilanciare gli sforzi tra persone e macchine per creare nuovi servizi.
lunedì 22 gennaio 2007
Previsioni per il 2007
CIO.com ha pubblicato 10 previsioni per il 2007 dei Direttori dei Sistemi Informativi americani (http://www.cio.com/archive/011507/ceo.html?CID=28166). Eccole in sintesi:
- Le aziende chiedono all'IT di portare innovazione e la mobilità tra i Direttori aumenta;
- La spesa per mantenere in attività sistemi vecchi e superati diminuisce perchè finalmente sono disponibili strumenti efficienti per la loro sostituzione;
- Le SOA rimangono ancora essenzialmente uno slogan e non prendono piede nella realtà;
- Fidelizzazione e soddisfazione degli utenti dei siti web aziendali entrano nella valutazione del personale IT;
- La Direzione Marketing inizia a raccogliere ed utilizzare dati quantitativi: una nuova ondata di Business Intelligence legata al Web 2.0;
- Furti di identità e frodi informatiche continuano a crescere: l'IT è chiamato a proteggere l'integrità aziendale e a mantenere la fiducia dei clienti;
- Non è più Windows o Open Source, ma Windows e Open Source;
- La riduzione dei consumi elettrici diventa una priorità;
- La ricerca ed il mantenimento dei talenti nell'organizzazione continuano ad essere critici;
- I Direttori IT smettono di essere persone del business prestate alla tecnologia o tecnologi prestati al business per essere unicamente Direttori IT.
giovedì 18 gennaio 2007
Internet senza fili
In questi ultimi mesi mi sto occupando di sistemi di autenticazione e gestione utenti utilizzati da aziende che forniscono connettività internet via radio (Wi-Fi) in aree geografiche non raggiunte dall'ADSL.
Le frequenze radio utilizzate per questi servizi sono libere, così come senza particolari intoppi burocratici è possibile liberamente dare vita ad un servizio di Internet Service Provider di questo tipo ed andare a coprire aree geografiche e di mercato fino ad oggi inesplorate.
Oltre all'indubbio beneficio per gli utenti, che finalmente riescono ad avere servizi e costi paragonabili a quelli degli operatori ADSL, ciò ha positive ricadute anche sulle aziende del settore: in tutta Italia oggi è un fiorire di iniziative e di progetti di taglia piccola o media.
E' già pronta, bloccata solo dalla burocrazia, un'ulteriore innovazione tecnologica nel settore: il protocollo WiMax che, semplificando, renderà ancora più veloci e convenienti i collegamenti senza fili. Si sta però svolgendo una battaglia sotterranea tra interessi contrastanti relativamente alla modalità di utilizzo di questa nuova tecnologia. Da una parte vi è il modello di mercato della telefonia mobile, che prevede frequenze regolamentate e costose accessibili a poche grandi aziende; dall'altro quello deregolamentato che permette a tanti piccoli player di conquistare fette locali di mercato.
Non penso che per quanto riguarda gli utenti finali i costi possano essere particolarmente diversi dall'uno all'altro caso, cambierà se mai la velocità di adozione della tecnologia (vedi la lentezza con cui l'UMTS sta prendendo piede nella telefonia mobile); la liberalizzazione avrebbe invece impatto positivo sulle aziende del settore creando domanda di progetti e soluzioni medio-piccoli come sta avvenendo con il Wi-Fi. Nell'altro caso, invece, vi sarebbe spazio solo per le solite mega-aziende.
lunedì 15 gennaio 2007
Strumenti per la collaborazione virtuale
WebWorker Daily ha pubblicato un articolo dal titolo "10 Ways to Collaborate with Other Human Beings Without Actually Being There" (http://webworkerdaily.com/2007/01/11/10-ways-to-collaborate-with-other-human-beings-without-actually-being-there ) in cui, appunto, sintetizza gli strumenti oggi utilizzati ed utilizzabili nel lavoro di gruppo a distanza.
Le categorie sono:
- telefono
- chat testuale
- VOIP, cioè voce ma ormai anche video via computer
- conferenze via web
- strumenti di collaborazione su documenti
- archivi condivisi di documenti
- wiki, cioè l'integrazione condivisa di più pagine di contenuto sul modello di wkipedia
- calendari condivisi
- forum per messaggi
Lascio all'articolo la panoramica sulle singole applicazioni che rientrano in ciascuna categoria per fare invece un paio di considerazioni.
Prima di tutto, la maggior parte di questi strumenti sono gratuiti o, nei casi più complessi come le conferenze via web, hanno un costo mensile intorno ai € 35: non a caso i costosi servizi di video o audioconferenza delle compagnie telefoniche sono ormai ristretti alle grandi aziende.
Dal punto di vista tecnico, poi, alcune distinzioni sono artificiali: molte applicazioni integrano testo, voce e video ed in una sessione si può passare indifferentemente da una modalità all'altra secondo necessità.
Nessuna di queste tecnologie è particolarmente nuova, ma alcune solo recentemente si sono affermate; sorge quindi spontanea una domanda: che cosa ci sarà dopo, ossia tra 3-5 anni?
La mia previsione (e come tale ha validità meno che nulla) è quella che utilizzeremo ambienti collaborativi di realtà virtuale, ossia dei mondi di fantasia in cui potremo interagire utilizzando rappresentazioni metaforiche della realtà secondo piacere o convenienza e in cui ciascuno di noi ha una rappresentazione virtuale che si chiama avatar. Sembra fantascienza? Suggerisco di guardare Second Life (http://secondlife.com/) dove, tra l'altro, alcune aziende cominciano a tenere meeting ed eventi: valga per tutti IBM: http://news.com.com/2300-1014_3-6135108.html.
giovedì 11 gennaio 2007
Citizen Relationship Management
Ovvero il CRM della Pubblica Amministrazione.
Qualche anno fa il Comune di Pavia ha investito risorse nel dotare tutti i cittadini di una casella email. Si può sicuramente eccepire sull'iniziativa in sè (decine, anzi probabilmente centinaia di provider offrono l'email gratuitamente), ma oggi il punto non è questo.
Ogni tanto a questa casella arrivano informazioni relative ad iniziative, convegni, manifestazioni ... Purtroppo il Comune se ne dimentica quando invece dovrebbe inviare con tempestività comunicazioni importanti ai cittadini.
L'ultimo esempio è di ieri.
A causa dell'inquinamento, oggi giovedì e domani venerdì è stato istituito il blocco del traffico dalle 10.30 alle 15.30 (anche su questo ci sarebbe molto da discutere ed eccepire, ma è tutta un'altra storia ed è decisamente fuori tema). La decisione deve essere stata presa martedì in quanto era sulle locandine dei giornali locali di mercoledì.
Tristemente però, neanche una email per avvisare, e immagino che il comunicato stampa ai giornali non lo abbiano inviato con altri mezzi...
Gli anni passati era andata un po' meglio: le email venivano mandate con con 24 ore di ritardo.
martedì 9 gennaio 2007
Necessità o malcostume?
Insieme alla Francia, l'Italia ha sempre avuto il non invidiabile primato della lunghezza dei tempi di pagamento ai fornitori da parte delle aziende.
E' invece sicuramente tutto italiano il primato dei ritardi di pagamento, ossia quell'ulteriore periodo di tempo oltre la scadenza (già lunga) delle fatture che le aziende si prendono: quando il ritardo è di 20 giorni ci reputiamo fortunati, la norma è spesso ben più lunga.
Dal momento che la Pubblica Amministrazione è allo stesso tempo il peggior cliente (basti pensare ai pagamenti della Sanità che spesso viaggiano oltre i 300 giorni) e il fornitore maggiormente privilegiato (IVA e altre tasse e balzelli devono essere inderogabilmente versati ogni mese pena multe ed interessi salatissimi), penso che ciò sia la causa scatenante di un circolo vizioso che coinvolge un po' tutti: ti posso pagare quando il mio cliente ha pagato me ... e la banca ha lucrato sui suoi giorni di valuta.
Nulla però mi toglie dalla testa che oltre alla necessità di molti ci sia anche il malcostume di alcuni: a partire da alcune aziende della grande distribuzione che pagano le merci 120 giorni dopo averle vendute ai clienti, fino a chi solo al ritorno dalle ferie l'8 gennaio si ricorda delle fatture scadute il 31 dicembre e con calma comincia a prendersene carico.