sabato 26 maggio 2007

Storia di un'ordinaria inefficienza

3 Aprile
Ordino una memoria RAM per portatile su un sito specializzato americano; spedizione postale, consegna prevista tra i 3 e i 28 giorni lavorativi.

27 Aprile
Il pacco non è ancora arrivato, in 2 ore il venditore risponde a una mail confermando di avere spedito il 6 aprile; tenendo conto delle festività di Pasqua, 25 Aprile e 1 Maggio calcolo che i 28 giorni lavorativi scadono intorno al 12 maggio.

7 Maggio
Nella cassetta della posta arriva l'avviso di ricevimento di una raccomandata (nonostante il postino passi quando l'ufficio è aperto, normalmente non consegna le raccomandate ma solo gli avvisi).

8 Maggio
Una collega si reca all'ufficio postale per il ritiro, scoprendo che è chiuso causa festa patronale.

9 Maggio
La malcapitata, dopo un'ora di coda allo sportello, si sente dire che per il ritiro non basta la mia firma sulla cartolina - con il suo nome come delegata - ma ci vuole anche la mia carta d'identità (in due leggendo la cartolina avevamo capito che ci voleva il suo documento).

10 Maggio
Un po' meno coda e raccomandata finalmente ritirata.
Si tratta di una comunicazione a firma illeggibile del Centro Postale di Milano Roserio che dice che il 4 maggio hanno ricevuto il pacchetto contenente la RAM e necessitano via fax di conoscere una serie di informazioni necessarie allo sdoganamento e, presumibilmente, ad addebitare qualche tariffa: se entro 20 giorni (dal 4) le informazioni non arrivano, il pacco sarà respinto; la lettera si chiude con la minacciosa frase "Si ricorda che per la Dogana non esiste valore zero".
Una veloce ricerca su internet mi conferma il problema e una telefonata al call center delle poste (il cui numero dovrebbe essere sulla home page del sito, mentre ovviamente è ben nascosto) non aggiunge assolutamente nessuna informazione.
In un'ora invio il fax con tutti i dati richiesti.

24 maggio
Cerco il numero di telefono del CMP Roserio (sul sito le informazioni ci sono, basta usare Google per trovarle) e provo a chiamare. Dopo una decina di squilli mi risponde una signora e mi spiega che bisogna avere pazienza: ricevono quotidianamente 8.000 pacchi e riescono a smistarne solo 3.000; alla richiesta di qualche informazione aggiuntiva (del tipo data di prevista consegna) mi consiglia di richiamare la mattina successiva, in quanto al pomeriggio l'ufficio è chiuso.

25 maggio
Prima telefonata: 10 squilli, centralino: "L'interno è occupato, stia in linea", 15 minuti di squilli a vuoto, cade la linea.
Seconda telefonata: 2 minuti di squilli, cade la linea.
Terza telefonata: 2 minuti di squilli, cade la linea.
...

CONTINUA

sabato 19 maggio 2007

Perchè le donne guadagnano di meno?

Il Giornale dell'Ingegnere ha pubblicato una sintesi di una ricerca di Almalaurea su occupazione e stipendi dei giovani laureati italiani.
La cosa che mi ha maggiormente colpito è la differenza di retribuzione tra uomini e donne a 5 anni dalla laurea, che è mediamente del 15% (con qualche differenza tra le facoltà).
Giusto o sbagliato, ho sempre creduto che il gap a favore degli uomini fosse dovuto alla maternità che rallenta le carriere.
Ma a 5 anni dalla laurea, quindi intorno ai 30 anni, quante sono le laureate con figli? Visto che l'età media del parto è 31,8 anni e il numero medio di figli 1,26 (fonte Min. Salute e Istat), le laureate 30enni con figli devono essere veramente poche...
E allora, perchè fin dall'inizio guadagnano di meno di noi maschi? Tanto più che il voto di laurea medio delle donne è più alto di quello degli uomini!
Ho sempre lavorato in aziende che, per fortuna, non fanno differenze di sesso e, veramente, questo non riesco a capirlo.

lunedì 14 maggio 2007

I bambini e la scienza


In Italia ci sono pochi musei scientifici e quei pochi sembrano essere rimasti indietro di 20 o 30 anni. Ogni tanto però c'è un occasione che permette di far capire che cosa sono scienza e ricerca.
Sabato c'è stato l'open day del Centro Ricerche dell'Unione Europea di Ispra : migliaia di persone hanno potuto visitare laboratori dei più svariati settori ed avere un'idea di che cosa scienza e tecnologia stanno facendo per migliorare la nostra vita.
In particolare, era previsto un percorso per bambini con dimostrazioni ed attività su piante, cellule, terremoti, identificazione a radiofrequenza, software di simulazione, ogm, ...
Linguaggio semplice, giochi ed attività pratiche, ma in grado di aprire un mondo: i miei bambini hanno particolarmente apprezzato il microscopio, che hanno pure avuto in regalo al termine di un'attività sui bioindicatori della qualità dell'acqua.

domenica 6 maggio 2007

RFId: qualcosa si muove?

Di RFId si fa tanto parlare, ma fino ad ora si è andati ben poco oltre: studi di fattibilità, qualche progetto pilota ma di realizzazioni su larga scala quasi non se ne vedono.
Forse qualcosa sta cambiando anche in Italia. La domanda da parte delle aziende è in aumento: quelle vere, non le società di consulenza che cercano di "piazzare" il progetto ma non hanno le competenze tecniche. Le applicazioni cominciano a vedersi.
Certo, non si tratta di grandi realizzazioni e vanno a toccare i settori del Retail e della Logistica che sono quelli a maggior potenziale teorico, ma anche a maggior costo e complessità di realizzazione.
Si tratta invece di applicazioni di nicchia, meno appetibili per stampa e consulenti, ma in grado di portare reali benefici alle aziende che si lanciano nell'impresa.
Quello dell'occupazione delle nicchie dovrebbe essere uno dei punti di forza delle PMI italiane: vedremo come si svilupperà il mercato.

sabato 21 aprile 2007

Rotture di stock nei punti vendita: potrebbe essere il personale e non la supply chain

Molto spesso i clienti non trovano nel punto vendita tutto quello che stavano cercando: in media le rotture di stock della grande distribuzione ammontano all'8% del fatturato.
E' evidente che ridurre questa inefficienza porterebbe ingenti benefici sia ai distributori che ai produttori.
L'approccio tradizionale al problema prevede il miglioramento dei processi di riordino e approvviggionamento e l'introduzione di nuovi sistemi informativi: uno dei principali driver di Wal-Mart nell'adozione della tecnologia RFId, ad esempio, è proprio la riduzione delle rotture di stock.
Uno studio appena pubblicato da alcuni ricercatori della famossima business school americana di Wharton (Retail Store Execution: An Empirical Study ), suggerisce invece un rimedio molto più tradizionale e meno costoso: migliorare la presenza in vendita e la formazione del personale di negozio.
Molto spesso infatti - argomentano i ricercatori - i prodotti sono presenti in negozio, ma i clienti non trovano nessuno a cui rivolgersi per chiedere informazioni sull'ubicazione di ciò che non trovano, su eventuali alternative, sulle caratteristiche ed i prezzi dei prodotti, ecc. Il mancato acquisto può quindi essere frutto di una rottura di stock più percepita che reale o un consiglio avrebbe potuto indirizzare il cliente verso un prodotto sostitutivo.
Lo studio analizza questa ipotesi tramite questionari ad un campione di clienti di alcuni punti vendita e verifica il miglioramento del fatturato che si ottiene incidendo sulla presenza in vendita del personale e sulla sua formazione su prodotti e prezzi.
E' da notare, inoltre, che aumentare la presenza in vendita non vuol dire necessariamente aumentare il personale: in alcuni casi può essere sufficiente adattare meglio i turni alle presenze dei clienti, in altri può essere necessaria una riorganizzazione delle attività.

martedì 17 aprile 2007

Arrivederci

Tra poche settimane uno dei nostri collaboratori lascerà l'azienda per intraprendere una nuova attività professionale.
Mi si intrecciano tre sentimenti parzialmente contrastanti.
Da una parte c'è il problema di trovare un sostituto, mandare avanti i progetti, fare il passaggio di consegne, non far percepire impatti negativi o ritardi ai clienti ...
E' l'aspetto razionale: la perdita di un collega valido e di esperienza crea scompensi ma esistono i meccanismi e gli strumenti per porvi rimedio; una cosa che fin dall'inizio ho imparato è che nel nostro lavoro nessuno è insostituibile, ci sarà per un po' da stringere i denti e fare qualche sforzo in più, fino a trovare un nuovo punto di equilibrio.

Poi c'è un po' di egoismo e sconforto: dopo due anni e mezzo di lavoro insieme, fatiche, insegnamenti, ecc., questa persona se ne va.
Ma veramente avrà un lavoro migliore? Vale la pena che io ricominci da capo per ottenere di nuovo tra un po' lo stesso risultato? O sarebbe meglio "chi fa da sè fa per tre".

Infine c'è anche l'orgoglio: una persona che, neolaureata, ha iniziato a lavorare con noi adesso ha raggiunto risultati e una maturità che le permettono di continuare per la sua strada.

Mentre riflettevo, mi si è affacciato un pensiero. Credo che egoismo ed orgoglio siano i sentimenti che provano i genitori quando i figli se ne vanno per la loro strada: i miei sono ancora troppo piccoli per cui non lo so ancora, ma sicuramente i colleghi li sento un po' figli. E purtroppo c'è quasi anche la differenza di età...
In ogni caso (figli veri e figli lavorativi) spero prevalga l'orgoglio sull'egoismo.

lunedì 9 aprile 2007

Un programmatore nello spazio o meno spazio ai programmatori

Da ieri Charles Simonyi è nello spazio come passeggero della Soyuz russa diretta alla stazione spaziale internazionale: http://www.charlesinspace.com .
Charles Simonyi è un programmatore d'eccezione: dal 1981 al 2002 ha lavorato in Microsoft, fino ad essere Direttore dello Sviluppo Applicativo, e grazie alla progettazione e realizzazione di molte versioni di Office (in particolare Word ed Excel) ha fatto la fortuna dell'azienda e sua, fino a potersi permettere di fare il turista spaziale (uno sfizio da 20 milioni di dollari).
E' meno noto che Charles Simonyi nel 2002 ha lasciato Microsoft per poter continuare le proprie ricerche nel campo della programmazione intenzionale, fondando una nuova azienda dal nome Intentional Software .
Intentional Software si propone l'ambizioso obiettivo di trasferire all'interno del software l'enorme sforzo di conoscenza che oggi resta confinato alle fasi di analisi e realizzazione ma che poi si disperde in quanto scarsamente documentato al di fuori dei sorgenti. Questo valore latente ed irrealizzato è normalmente conosciuto come software intent, cioè l'obiettivo che il sistema si propone di ottenere: da qui il nome dell'azienda.
Intentional Software sposta il focus dell'attività progettuale alla descrizione del dominio applicativo e degli obiettivi che con il sistema si intendono raggiungere, fase in cui più che i programmatori sono coinvolti gli utenti e gli esperti del settore; una volta definito il design, il codice potrà essere generato in automatico. Il processo, tra l'altro, può essere ripetuto iterativamente evitando che il codice diverga dal design iniziale facendolo diventare obsoleto.
Ad oggi Simonyi non ha ancora rilasciato un prodotto nè si sa quanto questo sia ancora lontano nel tempo, ma - oltre che dall'indubbia statura del personaggio - la bontà dell'approccio è dimostrata dal fatto che tra i (pochi) clienti della sua azienda vi siano nomi del calibro di Capgemini e Thoughtworks.