Questa settimana ho partecipato per la prima volta ad un meeting del progetto di ricerca WearITatWork finanziato dall'Unione Europea a cui ActValue partecipa.
Il tema del progetto è il wearable computing e, dopo quasi 4 anni di attività, il progetto ha prodotto prototipi HW e SW in varie aree: produzione e manutenzione industriale, sanità, emergenza e soccorso. Nel nostro piccolo, abbiamo realizzato un'applicazione pre-commerciale a cavallo tra wearable e mobile per la prevenzione ed il monitoraggio degli incendi.
Il tema del progetto è il wearable computing e, dopo quasi 4 anni di attività, il progetto ha prodotto prototipi HW e SW in varie aree: produzione e manutenzione industriale, sanità, emergenza e soccorso. Nel nostro piccolo, abbiamo realizzato un'applicazione pre-commerciale a cavallo tra wearable e mobile per la prevenzione ed il monitoraggio degli incendi.
Al meeting erano presenti oltre 50 persone di diversi Paesi, per la maggior parte impegnate nella Ricerca & Sviluppo, qualche universitario e una minoranza di professionisti normalmente più vicini all'utente finale (tra i quali mi annovero).
Le considerazioni che posso trarre da questa esperienza, che spero di poter ripetere, sono diverse:
- La ricerca è lunga e difficile: dopo quasi 4 anni, gli hardware realizzati (sensori, display, ...) sono ancora niente più che prototipi; alcuni di essi verranno ingegnerizzati dalle singole aziende e, tra un paio di anni almeno, potranno trovare applicazione commerciale.
- Nel campo del software, invece, 4 anni sono un'era geologica e tutto è cambiato: in particolare ho avuto l'impressione che il modello collaborativo adottato per lo sviluppo sia ampiamente sorpassato da quello open source, affermatosi più di recente rispetto all'idezione del progetto.
- Obiettivi ed interessi di chi vive essenzialmente di ricerca e di chi invece opera sul mercato commerciale sono molto diversi, difficilmente compatibili e spesso vi sono anche problemi di comunicabilità; il confronto e la collaborazione credo sia però fondamentale per entrambi gli schieramenti: una parte può imparare un po' di concretezza e time-to-market, mentre l'altra ha bisogno di vision e lungo respiro.
- Dei 39 partner di progetto, 7 sono italiani: mi sembra una buona partecipazione per la nostra bistrattata R&S (manca però completamente la presenza universitaria); e sicuramente l'obiettivo della UE di creare relazioni tra persone / aziende dei diversi Paesi è centrato.

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