sabato 8 dicembre 2007

Il mondo è (di nuovo) piatto



Questa settimana ho tenuto due lezioni nell'ambito di un corso di specializzazione post-diploma per tecnici sviluppatori software a cui sono iscritti una ventina di ragazzi (età media 20-22 anni).
Il feedback degli insegnanti nei due mesi di avvio del corso era abbastanza negativo: "svogliati, immaturi, pensano che lo stage al termine del corso costituisca il passaporto per entrare nel mondo del lavoro".
Dovendo parlare del perchè il software è speciale nell'introduzione all'architettura e all'ingegneria del software, ho fatto un excursus sulla globalizzazione e sull'impatto che essa ha sul mondo del lavoro, di oggi e soprattutto di domani: i concetti sono quelli espressi da Thomas L. Friedman nel suo ultimo libro "The World is Flat: The Globalized World in the Twenty-first Century".

Secondo Friedman, dopo la globalizzazione delle nazioni (da Colombo all'inizio dell'800) e quella delle aziende (dalla rivoluzione industriale a quella delle telecomunicazioni di fine 900), a partire dall'inizio di questo secolo siamo entrati nella Globalizzazione degli Individui che sta progressivamente rendendo piatto il mondo permettendo ad aziende e persone di competere alla pari e collaborare annullando le differenze derivanti dall'essere in paesi diversi.

Alla base di questa rivoluzione ci sono 10 forze, di cui la metà costituite da tecnologie software:

  • la caduta del muro di Berlino nel 1989, evento iniziale dell'ingresso sulla scena economica mondiale di 2 miliardi di persone - abitanti in Cina e nei Paesi dell'Est - fino a quel momento esclusi;
  • l'avvento di Internet come mezzo di comunicazione, rappresentato dall'IPO di Netscape nel 1995;
  • la creazione di applicazioni software di workflow e di integrazione che permettono ai sistemi informativi di scambiarsi dati automaticamente;
  • l'avvento degli User Generated Content (uploading): open source, Wikipedia, blog, ...;
  • l'outsourcing: le aziende hanno imparato a suddividere prodotti e servizi in componenti che possono essere realizzati nel modo più efficiente e meno costoso;
  • la delocalizzazione: produzione, servizi e altri componenti del business possono essere spostati dalle aziende nei paesi che offrono maggiori vantaggi competitivi in termini di costo, di regolamentazione e di disponibilità delle competenze;
  • l'ottimizzazione della Supply Chain: la tecnologia permette di gestire ed ottimizzare i flussi di produzione, distribuzione e vendita in integrazione con clienti e fornitori;
  • la creazione di aziende a rete (insourcing): fornitori specializzati prendono in carico intere attività di altre aziende (logistica, pagamenti, ...);
  • la disponibilità illimitata di informazioni ad un click di distanza: Google e gli altri motori di ricerca;
  • l'itensificazione di tutte le forze precedenti dovuta ad alcuni fattori chiave oggi in atto che si applicano praticamente ad ogni cosa: digital, mobile, virtual e personal.

In un Paese come l'Italia, riuscire a competere vuol dire due cose. Far sì che il proprio lavoro non sia trasferito in Cina, Romania o qualche altro Paese dal costo del lavoro molto più basso; far sì che non sparisca del tutto perchè automatizzato. Ciò è possibile solo a patto di sapersi adattare e saper localizzare ciò che è globale, essere in grado di orchestrare l'azienda a rete e di collaborare all'interno di essa, saper risolvere e anticipare i problemi, avere una preparazione scientifico-matematica che permette di analizzare e interpretare in modo sofisticato una mole di dati sempre crescente.

In particolare, la scuola dovrebbe insegnare ad imparare, a "navigare" per trovare le informazioni, a combinare arti e lettere, a stimolare creatività, curiosità e passione.

Friedman, pur nella consapevolezza dell'eccellenza americana, effettua un'analisi impietosa delle carenze degli Stati Uniti, che per l'Italia può solo essere moltiplicata per 10:

  • basso livello nello studio di matematica e scienze,
  • fuga dall'educazione specialistica,
  • mancanza di ambizione,
  • crisi dell'educazione di base,
  • insufficienza di fondi per la ricerca,
  • carenza delle infrastrutture di telecomunicazione.

Per concludere, cito l'interpretazione che dà Bill Gates della cosiddetta "Lotteria delle Ovaie": potendo scegliere se nascere genio alla periferia di Shanghai o Bombay o persona normale alla periferia New York, 30 anni fa era sicuramente preferibile la seconda ipotesi, oggi il talento fà miracoli indipendentemente dalla geografia.

Nessun commento: