Qualche giorno fa l'Istat ha pubblicato i dati relativi alla disoccupazione in Italia aggiornati al secondo trimestre 2007.
Il tasso di disoccupazione dell'Italia del nord è sceso al 3,2%: di fatto siamo alla piena occupazione.
Come tutti i commenti sui giornali hanno sottolineato, da un punto di vista macroeconomico questo valore così basso risente del fatto che in Italia è bassa la partecipazione alla forza lavoro: la percentuale di disoccupati, di conseguenza, non cala (solo) perchè aumenta l'offerta di posti di lavoro e quindi scende il numero di disoccupati in valore assoluto, ma perchè diminuisce il denominatore del rapporto tra occupati e forza lavoro, da cui per differenza deriva il valore del tasso di disoccupazione. Cioè persone che potrebbero, o in altri Paesi dovrebbero, lavorare escono invece in Italia dal mercato lavoro.
Lasciamo da parte le considerazioni macroeconomiche e concentriamoci su quelle micro: un'azienda non può influire sulla partecipazione alla forza lavoro ma, in regime di piena occupazione, fatica a soddisfare le proprie necessità di risorse in termini di qualità, costo e fedeltà.
Non a caso nei mercati anglosassoni già da anni si parla di "war for talent": che cosa è necessario fare per attirare e mantenere le risorse umane necessarie, soprattutto quelle pregiate?
L'elemento retributivo è fondamentale, ma non è certo l'unico e, soprattutto, non è in grado di garantire la fedeltà.
Le aziende conoscono bene la "guerra per i clienti", cioè la competizione con gli altri partecipanti al mercato per incrementare fatturati e profitti.
La "war for talent", invece, non può essere affrontata allo stesso modo: il problema principale non è tanto rubare al concorrente le risorse pregiate (ovviamente esiste anche questo problema) quanto tendere al miglioramento continuo all'interno dell'azienda in modo da offrire alle persone che si hanno e che si vogliono avere il migliore ambiente di lavoro possibile.
Ancora una volta il vecchio e saggio Tom Peters ci può venire in soccorso nell'identificare alcune delle caratteristiche di questo lavoro ideale che dobbiamo cercare di offrire ai professionisti della conoscenza:
- grandi sfide
- rapida crescita professionale
- rispetto
- soddisfazione
- divertimento
- opportunità incredibili
- ricompensa eccezionale
- gruppo di colleghi incredibili
- spirito di avventura
- massima opportunità di continuare ad avere un lavoro anche in futuro
Con il giusto mix di questi elementi anche una piccola azienda può essere interessante.
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