domenica 16 novembre 2008

Reputation Manager allo IAB Forum 2008


La settimana scorsa a Milano si è tenuto l'annuale appuntamento di Interactive Advertising Bureau, il forum del marketing digitale interattivo. In sintesi, si prevede per il 2009 un significativo rallentamento della spesa complessiva in advertising; le aziende però faranno maggiore uso di internet, grazie all'interattività, alla possibilità di effettuare campagne mirate selezionando il target di riferimento con precisione e all'immediatezza di misurazione dei risultati: si prevede infatti un +20%.

Il Web 2.0 e gli User Generated Content giocano un ruolo fondamentale in questo quadro e di conseguenza la possibilità di rilevare con precisione e continuità le opinioni dei navigatori è ritenuta fondamentale. Abbinato agli interventi e alle presentazioni ed ai dibattiti, vi era anche uno spazio espositivo in cui gli operatori del settore proponevano servizi e soluzioni.
Anche noi, per la prima volta, abbiamo esposto il nostro Reputation Manger e l'interesse è stato veramente tanto, sia da parte delle aziende - utilizzatori finali del servizio - sia delle agenzie di marketing e comunicazione che possono trovare una risposta alle esigenze dei clienti.


Un anno fa, presentanto Reputation Manager, bisognava spiegare la differenza tra l'analisi del web e la rassegna stampa; oggi il mercato è più maturo e consapevole della necessità di misurare la reputazione aziendale online: sicuramente un buon auspicio per il 2009.

sabato 1 novembre 2008

In Italia il futuro del Web 2.0 è ... la censura?


Sono un po' in ritardo con i feed e quindi solo oggi mi sono accorto di una notizia che, purtroppo ovviamente, al di fuori del web è passata completamente sotto silenzio.
Il 17 ottobre Punto Informatico ha pubblicato un articolo in cui si dà notizia che a seguito di una decisione del Tribunale di Milano i provider internet italiani sono stati costretti ad inibire l'accesso a due siti e-commerce di sigarette.
L'associazione dei Provider ha fatto ricorso (Punto Informatico), Daniele Minotti, avvocato che si occupa di diritto penale dell’informatica e diritto delle nuove tecnologie, ha messo a disposizione una richiesta di riesame da presentare a qualunque Giudice di Pace (i termini sono ormai scaduti però).

Dopo la pedopornografia, i siti di giochi d'azzardo non autorizzati, il videgioco contro la chiesa, siamo adesso alle sigarette.
E' ovvio che in questo caso, come peraltro per il gioco d'azzardo, l'intento non è moralistico ma puramente economico: lo stato perderebbe il ricco incasso delle accise.

La soluzione però non può essere quella della censura! A chi toccherà dopo? Chi decide che cosa è lecito e che cosa non lo è?
La rete è ormai fatta dagli utenti e nel nostro paese si cerca di bloccarla come in Cina, Iran, ecc.?

Per fortuna, ancora una volta la tecnologia ci salverà: i nostri geronto-burocrati ignoranti non hanno capito che i confini territoriali nel mondo virtuale hanno poco senso: mai sentito parlare di Open-dns?
A proposito, non sarebbe invece meglio far funzionare le dogane ed intercettare le stecche di sigarette, questi sì fisiche, che vengono spedite agli acquirenti?

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lunedì 20 ottobre 2008

"C'è grossa crisi"


Ormai solo di questo si legge e si sente parlare ... non potevo esimermi dall'affrontare l'argomento.
Il tiolo però è una citazione di Corrado Guzzanti che in tempi non sospetti offriva come soluzione la religione di Quelo.


Che possiamo fare invece noi comuni mortali e piccole aziende per sopravvivere? Ricordarci i fondamentali (qualità e servizio al cliente) senza rinunciare all'attività commerciale e alla ricerca e sviluppo ...

Facile? In alternativa non ci resta che Quelo!

domenica 5 ottobre 2008

Ancora sulle differenze tra uomini e donne in azienda


E' appena uscito un libro che, nell'intento degli autori, si propone di applicare praticamente le differenze esistenti tra cervello maschile e femminile a tutti gli aspetti della vita aziendale: dal comfort dell'ambiente di lavoro, al vantaggio competitivo ai risultati economici: Leadership and the Sexes: Using Gender Science to Create Success in Business .
E' risaputo che uomini e donne hanno stili di leadership diversi: gli uomini sono normalmente più direttivi e impositivi mentre le donne hanno un atteggiamento democratico e partecipativo: nella recensione che Tom Peters fa del libro(M-F Leadership Styles, Effectiveness of) viene citato un esperimento televisivo - sembrerebbe del tipo "Isola dei famosi" o altri simili reality show - che dimostra come lo stile partecipativo possa produrre risultati migliori di quello direttivo ed è interessante notare che nel corso del test i commentatori (esperti di consulenza aziendale quasi tutti uomini) fossero estremamente scettici della possibilità di raggiungere l'obiettivo assegnato mediante questo "disordine creativo".

Le gerarchie aziendali sono ancora in massima parte dominate dagli uomini, e da uomini che pensano di essere superiori alle donne: uno studio pubblicato in settembre nel Journal of Applied Psychology paragona gli stipendi di uomini e donne (a parità di livello di carriera, livello di studio e ore lavorate) e conclude che a guadagnare significativamente più degli altri sono gli uomini che hanno visione tradizionale delle donne: non vi sembrano essere invece particolari differenze tra uomini con una visione egualitaria del rapporto tra i sessi e donne (sia quelle con una visione tradizionale che quelle con una visione egualitaria).


Per chi come me ha una visione egualitaria, non resta che comprare il libro per avere un vantaggio competitivo nei confronti dei tradizionalisti e cercare di ridurre il gap economico.

sabato 20 settembre 2008

Dati a rischio


La settimana scorsa è stata pubblicata l'ultima analisi sulla sicurezza informatica secondo cui oltre il 90% delle aziende ritiene che il Cybercrimine sia un grave rischio: più del 70% dei responsabili IT e della sicurezza temono il furto di dati, mentre i problemi connessi alle infezioni da virus sono meno importanti.
A rimarcare quanto sopra, è di questa settimana la notizia della violazione da parte degli hacker della email privata della candidata repubblicana alla vicepresidenza americana Sarah Palin e della banale semplicità con cui è stato fatto, raccogliendo in rete le risposte alle domande di verifica a cui bisogna rispondere su Yahoo per resettare la password dimenticata.

Non tutti i casi di social engineering sono così semplici: la ricerca di informazioni relative a persone meno pubbliche richiede qualche sforzo in più, ma i telefilm polizieschi insegnano che basta qualche piccola astuzia e un telefono oltre al computer.


Il problema è decisamente grave ed anche complesso e di difficile soluzione.

Nei corsi sui sistemi informativi che qualche volta tengo, insegno che l'informazione - essendo immateriale - è difficile da proteggere: non esiste una cassaforte come per i soldi. Peraltro, ormai anche i soldi sono immateriali, per cui si salvi chi può.

lunedì 8 settembre 2008

Quello che non ti insegnano


Nel mondo delle start-up tecnologiche della Silicon Valley, ma non solo, Guy Kawasaky è un personaggio di spicco. Questa brevissima lista di 5 cose imparate sul campo lo dimostra ancora una volta.


  1. Puntare al Cash Flow. Non è l'utile - magari ottenuto grazie agli ammortamenti - che tiene in piedi le aziende, ma il cash flow. E quindi, vendere vendere vendere: solo così si pagano gli stipendi.

  2. Non cercare di fare un big bang, ma tanti piccoli passi. Non si finirà sui giornali (solo gli eventi molto rari fanno notizia), ma piano piano l'azienda procederà, i prodotti matureranno, i clienti aumenteranno.

  3. Saper osare. La fortuna aiuta gli audaci, per cui bisogna sperimentare cose nuove. D'altro canto, esistono stupidi fortunati che hanno successo, ma questa è un'altra storia.

  4. Ignorare gli stronzi. Dare retta a quelli che sputano sentenza, criticano sempre tutto e si attaccano al carro del vincitore fa solo perdere tempo ed occasioni.

  5. Non chiedere a qualcuno di fare ciò che non si vorrebbe fare in prima persona. Ad un cliente, di compilare 5 pagine prima di registrarsi sul sito; ad un collaboratore di lavorare 100 ore di fila. Solo così si può essere apprezzati da clienti e collaboratori.

domenica 31 agosto 2008

La catena di montaggio globale dell'informazione

Sulla scia dei successi giapponesi, a cavallo tra gli anni 80 e 90 si pensava che la fabbrica automatica (una catena di montaggio completamente robotizzata senza quasi intervento umano) sarebbe stato il modello vincente della produzione industriale. Nel giro di pochi anni, però, ci si rese conto che la complessità ed il costo necessari per sostituire alcune attività umane rendevano di fatto inapplicabile il modello totalmente automatico: oggi si utilizzano sistemi ibridi, in cui le operai e macchine si dividono il lavoro. In parte la suddivisione è scontata: all'uomo la supervisione e ai robot le attività più pesanti e/o pericolose; ma in parte no: attività di semplice manipolazione e assemblaggio o trasporto sono effettuate dagli operai sotto la direzione di sistemi informativi (è il limite dell'intelligenza artificiale: attività alla portata di un bambino sono impossibili per un computer).

Dieci anni dopo, nel mondo dell'informazione le cose non sono cambiate: esistono attività automatiche (trasmissione e raccolta di grandi moli di dati) ed attività umane (analisi, interpretazione e sintesi). Esistono anche catene di montaggio in cui persone lavorano sotto la direzione delle macchine svolgendo compiti "di basso livello" ma fuori dalla portata dei computer.

Come succede spesso e volentieri, questi fenomeni in prima battuta si manifestano al di fuori dell'Economia con la "E" maiuscola, nell'area grigia a cavallo tra legalità e illegalità. La globalizzazione, poi, offre un grande bacino di mano d'opera (forse sarebbe meglio testa d'opera in questi casi) a costo così basso da rendere assolutamente non competitiva l'applicazione di modelli maggiormente automatici.


Negli ultimi 12-24 mesi, ad esempio, si è sviluppata una fiorente industria legata alla soluzione dei CAPTCHA.

Con l'acronimo inglese CAPTCHA (http://it.wikipedia.org/wiki/CAPTCHA) si denota un test fatto di una o più domande e risposte per determinare se l'utente sia un umano (e non un computer). L'acronimo deriva dall'inglese "completely automated public Turing test to tell computers and humans apart" ( test di Turing pubblico e completamente automatico per distinguere computer e umani). Nella pratica, si richiede ad un utente di scrivere quali siano le lettere o numeri presenti in una sequenza che appare distorta o offuscata sullo schermo per completare l'iscrizione ad un servizio di mail (gmail, hotmail, ...) o di social network (facebook, ...) o per acquisire dati relativi ad sito (whois).

L'obiettivo è impedire agli spammer di registrare automaticamente grandi volumi di account mediante l'utilizzo di bot.

Come funziona la catena di montaggio creata dagli spammer? I bot compilano automaticamente la pagina di registrazione e trasmettono il CAPTCHA da risolvere ad operatori umani che, nell'arco di pochi secondi, restituiscono la risposta in modo che il programma possa completare la procedura e possa così disporre di un nuovo account.

Esistono decine di aziende, con centinaia di persone - prevalentemente in India e Pakistan - che svolgono questa attività per pochi soldi: mediamente $2 per la soluzione di 1000 CAPTCHA (http://blogs.zdnet.com/security/?p=1835).

Se non fosse per l'effetto devastante sulle nostre caselle di mail, non resterebbe che ammirare questo sistema.