Sono un po' in ritardo con i feed e quindi solo oggi mi sono accorto di una notizia che, purtroppo ovviamente, al di fuori del web è passata completamente sotto silenzio.
Il 17 ottobre Punto Informatico ha pubblicato un articolo in cui si dà notizia che a seguito di una decisione del Tribunale di Milano i provider internet italiani sono stati costretti ad inibire l'accesso a due siti e-commerce di sigarette.
L'associazione dei Provider ha fatto ricorso (Punto Informatico), Daniele Minotti, avvocato che si occupa di diritto penale dell’informatica e diritto delle nuove tecnologie, ha messo a disposizione una richiesta di riesame da presentare a qualunque Giudice di Pace (i termini sono ormai scaduti però).
Dopo la pedopornografia, i siti di giochi d'azzardo non autorizzati, il videgioco contro la chiesa, siamo adesso alle sigarette.
E' ovvio che in questo caso, come peraltro per il gioco d'azzardo, l'intento non è moralistico ma puramente economico: lo stato perderebbe il ricco incasso delle accise.
La soluzione però non può essere quella della censura! A chi toccherà dopo? Chi decide che cosa è lecito e che cosa non lo è?
La rete è ormai fatta dagli utenti e nel nostro paese si cerca di bloccarla come in Cina, Iran, ecc.?
Per fortuna, ancora una volta la tecnologia ci salverà: i nostri geronto-burocrati ignoranti non hanno capito che i confini territoriali nel mondo virtuale hanno poco senso: mai sentito parlare di Open-dns?
A proposito, non sarebbe invece meglio far funzionare le dogane ed intercettare le stecche di sigarette, questi sì fisiche, che vengono spedite agli acquirenti?
Il 17 ottobre Punto Informatico ha pubblicato un articolo in cui si dà notizia che a seguito di una decisione del Tribunale di Milano i provider internet italiani sono stati costretti ad inibire l'accesso a due siti e-commerce di sigarette.
L'associazione dei Provider ha fatto ricorso (Punto Informatico), Daniele Minotti, avvocato che si occupa di diritto penale dell’informatica e diritto delle nuove tecnologie, ha messo a disposizione una richiesta di riesame da presentare a qualunque Giudice di Pace (i termini sono ormai scaduti però).
Dopo la pedopornografia, i siti di giochi d'azzardo non autorizzati, il videgioco contro la chiesa, siamo adesso alle sigarette.
E' ovvio che in questo caso, come peraltro per il gioco d'azzardo, l'intento non è moralistico ma puramente economico: lo stato perderebbe il ricco incasso delle accise.
La soluzione però non può essere quella della censura! A chi toccherà dopo? Chi decide che cosa è lecito e che cosa non lo è?
La rete è ormai fatta dagli utenti e nel nostro paese si cerca di bloccarla come in Cina, Iran, ecc.?
Per fortuna, ancora una volta la tecnologia ci salverà: i nostri geronto-burocrati ignoranti non hanno capito che i confini territoriali nel mondo virtuale hanno poco senso: mai sentito parlare di Open-dns?
A proposito, non sarebbe invece meglio far funzionare le dogane ed intercettare le stecche di sigarette, questi sì fisiche, che vengono spedite agli acquirenti?

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