sabato 1 novembre 2008

In Italia il futuro del Web 2.0 è ... la censura?


Sono un po' in ritardo con i feed e quindi solo oggi mi sono accorto di una notizia che, purtroppo ovviamente, al di fuori del web è passata completamente sotto silenzio.
Il 17 ottobre Punto Informatico ha pubblicato un articolo in cui si dà notizia che a seguito di una decisione del Tribunale di Milano i provider internet italiani sono stati costretti ad inibire l'accesso a due siti e-commerce di sigarette.
L'associazione dei Provider ha fatto ricorso (Punto Informatico), Daniele Minotti, avvocato che si occupa di diritto penale dell’informatica e diritto delle nuove tecnologie, ha messo a disposizione una richiesta di riesame da presentare a qualunque Giudice di Pace (i termini sono ormai scaduti però).

Dopo la pedopornografia, i siti di giochi d'azzardo non autorizzati, il videgioco contro la chiesa, siamo adesso alle sigarette.
E' ovvio che in questo caso, come peraltro per il gioco d'azzardo, l'intento non è moralistico ma puramente economico: lo stato perderebbe il ricco incasso delle accise.

La soluzione però non può essere quella della censura! A chi toccherà dopo? Chi decide che cosa è lecito e che cosa non lo è?
La rete è ormai fatta dagli utenti e nel nostro paese si cerca di bloccarla come in Cina, Iran, ecc.?

Per fortuna, ancora una volta la tecnologia ci salverà: i nostri geronto-burocrati ignoranti non hanno capito che i confini territoriali nel mondo virtuale hanno poco senso: mai sentito parlare di Open-dns?
A proposito, non sarebbe invece meglio far funzionare le dogane ed intercettare le stecche di sigarette, questi sì fisiche, che vengono spedite agli acquirenti?

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