domenica 31 agosto 2008

La catena di montaggio globale dell'informazione

Sulla scia dei successi giapponesi, a cavallo tra gli anni 80 e 90 si pensava che la fabbrica automatica (una catena di montaggio completamente robotizzata senza quasi intervento umano) sarebbe stato il modello vincente della produzione industriale. Nel giro di pochi anni, però, ci si rese conto che la complessità ed il costo necessari per sostituire alcune attività umane rendevano di fatto inapplicabile il modello totalmente automatico: oggi si utilizzano sistemi ibridi, in cui le operai e macchine si dividono il lavoro. In parte la suddivisione è scontata: all'uomo la supervisione e ai robot le attività più pesanti e/o pericolose; ma in parte no: attività di semplice manipolazione e assemblaggio o trasporto sono effettuate dagli operai sotto la direzione di sistemi informativi (è il limite dell'intelligenza artificiale: attività alla portata di un bambino sono impossibili per un computer).

Dieci anni dopo, nel mondo dell'informazione le cose non sono cambiate: esistono attività automatiche (trasmissione e raccolta di grandi moli di dati) ed attività umane (analisi, interpretazione e sintesi). Esistono anche catene di montaggio in cui persone lavorano sotto la direzione delle macchine svolgendo compiti "di basso livello" ma fuori dalla portata dei computer.

Come succede spesso e volentieri, questi fenomeni in prima battuta si manifestano al di fuori dell'Economia con la "E" maiuscola, nell'area grigia a cavallo tra legalità e illegalità. La globalizzazione, poi, offre un grande bacino di mano d'opera (forse sarebbe meglio testa d'opera in questi casi) a costo così basso da rendere assolutamente non competitiva l'applicazione di modelli maggiormente automatici.


Negli ultimi 12-24 mesi, ad esempio, si è sviluppata una fiorente industria legata alla soluzione dei CAPTCHA.

Con l'acronimo inglese CAPTCHA (http://it.wikipedia.org/wiki/CAPTCHA) si denota un test fatto di una o più domande e risposte per determinare se l'utente sia un umano (e non un computer). L'acronimo deriva dall'inglese "completely automated public Turing test to tell computers and humans apart" ( test di Turing pubblico e completamente automatico per distinguere computer e umani). Nella pratica, si richiede ad un utente di scrivere quali siano le lettere o numeri presenti in una sequenza che appare distorta o offuscata sullo schermo per completare l'iscrizione ad un servizio di mail (gmail, hotmail, ...) o di social network (facebook, ...) o per acquisire dati relativi ad sito (whois).

L'obiettivo è impedire agli spammer di registrare automaticamente grandi volumi di account mediante l'utilizzo di bot.

Come funziona la catena di montaggio creata dagli spammer? I bot compilano automaticamente la pagina di registrazione e trasmettono il CAPTCHA da risolvere ad operatori umani che, nell'arco di pochi secondi, restituiscono la risposta in modo che il programma possa completare la procedura e possa così disporre di un nuovo account.

Esistono decine di aziende, con centinaia di persone - prevalentemente in India e Pakistan - che svolgono questa attività per pochi soldi: mediamente $2 per la soluzione di 1000 CAPTCHA (http://blogs.zdnet.com/security/?p=1835).

Se non fosse per l'effetto devastante sulle nostre caselle di mail, non resterebbe che ammirare questo sistema.

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