domenica 25 maggio 2008

Ambientalismo: verità scomode


La guerra al riscaldamento globale, la riduzione dei consumi, la protezione dell'ambiente e della biodiversità sono temi che gli ambientalisti sono riusciti a diffondere al di là dei loro circoli facendoli diventare popolari. In particolare, il principale problema (quello che racchiude tutti gli altri) sembra essere la riduzione dell'effetto serra e l'inversione della tendenza al riscaldamento globale: con il petrolio a $ 135, la riduzione dei consumi energetici è anche pura sopravvivenza.

Per combattere efficacemente l'effetto serra, però, dobbiamo essere consapevoli che alcuni luoghi comuni dell'ambientalismo sono profondamente sbagliati: un articolo di Wired, e quindi assolutamente non influenzato dalle beghe italiane, pubblicato questa settimana mette in discussione alcuni miti del movimento ecologista:



  1. vivere in città è meno dannoso per il pianeta che vivere in campagna

  2. i sistemi di condizionamento sono accettabili, anzi emettono CO2 in quantità inferiore ai sistemi di riscaldamento

  3. l'agricoltura biologica non è una risposta, anzi l'agricoltura tradizionale può essere maggiormente sostenibile per la Terra

  4. coltivare le foreste può ridurre il riscaldamento globale

  5. la Cina non è il nemico, ma può essere la soluzione: si tratta del principale Paese produttore di impianti per lo sfruttamento delle fonti energetiche alternative

  6. l'ingegneria genetica può avere effetti positivi mediante la realizzazione di coltivazioni super-efficienti

  7. le quote verdi non funzionano: i benefici reali ottenibili dal sistema di negoziazione delle quote sono illusori

  8. il nucleare è la forma di energia oggi utilizzabile su vasta scala meno dannosa per l'ambiente

  9. meglio un'auto usata di una nuova ecologica: l'impatto totale sull'ambiente è minore

  10. il cambiamento climatico è inevitabile, dobbiamo prepararci e farcene una ragione.

domenica 18 maggio 2008

WorldWide Telescope


WorldWide Telescope è un'applicazione interattiva realizzata dai laboratori di ricerca di Microsoft che permette di esplorare l'universo dal proprio computer mavigando le immagini provenienti dai principali telescopi, sia terrestri che nello spazio.
Il sistema sfrutta le più avanzate tecnologie del Web 2.0 per offrire ad appassionati, astronomi e studenti quanto fino ad oggi è possibile vedere solo nei planetari.
Le diverse fonti di dati (video immagini, audio, presentazioni didattiche) sono integrate mediante l'utilizzo di tag e metadati e rese disponibili all'utente in un'applicazione web-based per la visualizzazione, che permette di cercare stelle e pianeti, di zoomare, di vedere immagini sia ottiche che provenienti dai radiotelescopi.


Oltre che il risvegliare il fascino per l'astronomia, WWT suscita interesse anche per l'utilizzo avanzato delle tecnologie informatiche, dal tagging ai mesh-up alla visualizzazione alla gestione di database molto grandi: oggi al servizio della divulgazione scientifica e dell'insegnamento (speriamo anche nelle scuole italiane) e domani nelle applicazioni web per le aziende ed i consumatori.

sabato 10 maggio 2008

Management 2.0: l'impatto dei social network in azienda

Misurazione delle performance, valutazione delle persone, premi e avanzamenti di carriera in funzione del merito. Nella cultura manageriale e di gestione delle risorse umane si tratta di concetti standard da decenni; nelle aziende di matrice anglosassone la loro applicazione è di routine da almeno 20 anni (in Italia no, ma questa è un'altra storia).
Forse, però, siamo arrivati alle soglie di una nuova rivoluzione manageriale.

I social network, la condivisione delle conoscenze tramite wiki, la generazione spontanea dei contenuti mediante i blog sono fenomeni che hanno grande impatto anche all'interno delle mura (ovviamente ormai virtuali) dell'azienda: il singolo lavoratore diventa gruppo che condivide conoscenze ed esperienze e, soprattutto, collabora.


L'impatto sui modelli di management e di valutazione del personale è notevole: i criteri di misurazione, principalmente economici ma non solo, devono evolvere in due direzioni:

  • dal singolo al gruppo
  • dal risultato ottenuto al miglioramento continuo ed all'acquisizione di nuove conoscenze.

In un white paper recentemente pubblicato da IBM(Effecting Blogging: Joining the conversation), Luis Suarez "knowledge manager, community builder e social computing evangelist" dell'azienda riassume in questa tabella le fondamentali differenze tra stile di management 1.0 e 2.0:


venerdì 25 aprile 2008

Reputazioni e Opinioni nella Rete

È ormai opinione comune per il top management delle aziende sia internazionali sia italiane, che intercettare, analizzare e interpretare le opinioni e i giudizi che sono espressi su Internet costituisca un’attività indispensabile. Da questi dati infatti dipende una parte importante della reputazione e della credibilità di un’azienda, del suo brand, dei suoi servizi, prodotti e management. Ma come si può essere certi di avere davvero ascoltato tutte le voci rilevanti sul Web? E soprattutto, come se ne possono analizzare ed eventualmente “sfruttare” i risultati, per gestire e/o migliorare la situazione?

Forte delle proprie competenze nello sviluppo di software e nella ricognizione su Internet, ActValue Consulting and Solutions ha messo a punto degli strumenti potenti e veloci che mirano proprio ad utilizzare il Web come fonte di opinioni, commenti ed informazioni utili a stabilire il livello di reputazione di un’azienda, un’organizzazione, una persona o un prodotto.

Questi strumenti consentono di raccogliere dati e produrre report in modo strutturato, categorizzando le informazioni per specifici temi di interesse; ad esempio, analizzando la percezione di un brand o un prodotto nel settore auto, è possibile ottenere un’analisi segmentata su argomenti quali impatto ambientale, affidabilità, consumi, prestazioni, etc. In altre parole, i dati evidenziati nel report associato al Brand o al prodotto non sono “grezzi”, ma hanno giù subito un lavoro di intelligence che li rende immediatamente fruibili dall’esperto di marketing o di comunicazione.

La stessa analisi può inoltre essere utilizzata per valutare la cosiddetta vox populi su un determinato argomento, una sorta di sondaggio effettuato su un campione di persone che, pur non essendo rappresentativo statisticamente, di sicuro è importante dal punto di vista del potere di influenza e di “trend-setting”. Infatti, nella maggior parte dei casi si tratta di persone che esprimono – nel bene o nel male – pareri circostanziati, sono letti da milioni di utenti Internet (spesso da un maggior numero di persone di quanti non leggano i media tradizionali), e molto spesso sono ritenuti autorevoli quanto i mezzi di comunicazione più importanti.

Perché sia efficace, è necessario che il monitoraggio sia tempestivo; solo in questo modo, infatti, sarà possibile mettere in campo tutti gli strumenti per prevenire e/o fronteggiare una potenziale crisi e dominarla prima che le ondate di opinione si diffondano senza controllo nel Web. È inoltre necessario saper interpretare i risultati ottenuti, per potersi mettere in contatto con alcuni degli influenzatori che, dopo un’attenta e prolungata analisi, possano essere ritenuti più autorevoli, a proposito di un certo argomento specifico o per una certa azienda o settore di mercato.

Attualmente esistono circa 30 miliardi di pagine nel Web, cioè cinque pagine per ogni singolo abitante del pianeta. Di fronte a una tale mole di lavoro, il monitoraggio della reputazione può solo essere svolto da uno strumento informatico particolarmente sofisticato. Infatti, un monitoraggio che sia realmente tempestivo ed efficace non può basarsi solamente su tradizionali sistemi manuali e di intelligenza umana, ma necessita di sistemi automatizzati, come quello sviluppato da ActValue.

Si tratta di un software proprietario avanzato che permette la ricerca automatica di contenuti positivi e negativi presenti nel Web (siti, forum, blog, motori di ricerca, social network, video online…) e che si può declinare in due versioni: “Reputation Manager” che si rivolge a privati e società, e “Web Opinion” che si rivolge a tutti coloro che vogliano intraprendere una ricerca o un sondaggio informale delle opinioni e i giudizi (o pregiudizi) presenti su Web in relazione a un determinato argomento (ad es. quanto è importante l’ecologia per gli italiani; sono davvero consapevoli e consenzienti quelli che acquistano prodotti di marca contraffatti, etc. etc.).

Proprio per la loro rapidità, efficacia e flessibilità, Reputation Manager e Web Opinion sono anche stati valutati e selezionati da Text 100 Public Relations come la piattaforma ideale per fornire servizi di PR avanzati, orientati all’ascolto e all’interazione con la blogosfera e il Web 2.0.

Infatti, la società di consulenza PR internazionale - con 30 sedi nel mondo e Clienti del calibro di IBM, Intel, Philips CE, Lenovo, MTV e molti altri ancora – è da sempre attenta alla tecnologia e a Internet come strumento di vantaggio competitivo, e ha deciso di avvalersi in Italia di questi strumenti come Partner di ActValue, per poter offrire un servizio ancora più approfondito e puntuale ai propri Clienti, sempre più sensibili a queste tematiche. Grazie alla piattaforma di ActValue, i consulenti di Text 100 si muoveranno più rapidamente per risolvere problemi di immagine o sviluppare dialoghi con blogger e partecipanti a forum o social network, con il rispetto e l’attenzione – tipici dell’expertise tutta… internettiana di Text 100 – necessari a gestire rapporti con i diversi pubblici dell’ecosistema aziendale.

“Idealmente, tutti dovrebbero monitorare la propria Reputazione Online” – afferma Andrea Barchiesi, socio fondatore ed esperto di Web 2.0 di ActValue - “Dalle aziende agli uomini politici, dalle organizzazioni non-profit ai personaggi pubblici, tutti devono essere consapevoli che ogni giorno online si parla di loro, della loro immagine, delle loro azioni, della qualità dei servizi offerti, dei loro prodotti. La scelta successiva è poi decidere che cosa fare: cioè lasciare ‘che se ne parli’, a volte magari anche a sproposito, oppure intervenire, con i mezzi corretti e i giusti toni, nella conversazione che comunque avviene, su Internet, come già ci ricordava 9 anni fa, il famoso ‘ClueTrain Manifesto’.”

“Gestire la Reputazione Online è un’attività complessa, che richiede elevate capacità di analisi, tempestività ed efficacia nelle azioni volte ad influenzare l’opinione pubblica” – ha dichiarato Simona Menghini, Managing Director Sud-EMEA e Senior Consultant di Text 100 Public Relations – “Con la diffusione di Internet, ed in particolare del Web 2.0, la reputazione online assume un’ulteriore e peculiare connotazione per chi, come noi, si occupa di comunicazione, marketing e relazioni pubbliche. Anzitutto, monitorare costantemente la reputazione è diventato necessario per capire come gestirla, sia per cavalcare l’onda di un giudizio positivo sia quando, per cause diverse, possano presentarsi delle sfide che vanno valutate ed affrontate per tempo.”

“Reputation Manager”, il “cruscotto” della reputazione online di ActValue, non solo fornisce una fotografia in tempo reale della situazione, ma permette anche di inserirvi commenti ed eventuali risultati di interventi effettuati proattivamente dall’esperto di relazioni pubbliche: di qui la partnership unica e reciprocamente profittevole sviluppata con Text 100, a tutto vantaggio dei Clienti dell’agenzia.

Le nuove soluzioni di ActValue, in partnership con Text 100, sono state presentate il 23 aprile nel corso dell’evento celebrativo per i dieci anni della filiale italiana di Text 100.

domenica 13 aprile 2008

Global Information Technology Report: Italia sempre peggio


Questa settimana il World Economic Forum ha presentato l'Information Technology Report 2007-2008: mediante la misurazione e la sintesi di diversi parametri, viene elaborato un indice che di anno in anno cerca di identificare la capacità dei singoli paesi di abbracciare l'era digitale cioè di essere pronti all'adozione operativa, culturale ed economica delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie.

I 10 Paesi più avanzati sono, nell'ordine: Danimarca, Svezia, Svizzera, USA, Singapore, Finlandia, Olanda, Islanda, Corea, Norvegia.

L'Italia è al 42° posto (l'anno scorso al 28° e due anni fa al 45°) su 127. I Paesi con cui dovremmo confrontarci sono ben più in alto: Gran Bretagna 12° posto, Germania 16°, Francia 21°, Spagna 31°.


Al di là delle classifiche e delle singole valutazioni che concorrono a calcolare l'indice sintetico, è innegabile che la situazione italiana è disastrosa:


  • 27° posto per diffusione dei personal computer

  • 48° posto per disponibilità di scienziati ed ingegneri

  • 54° posto per utilizzo di internet nelle imprese

  • 66° posto per libertà di stampa

  • 94° posto per la qualità delle istituzioni scientifiche

  • 97° posto per capacità del governo di promuovere l'utilizzo dell'ICT

  • 113° posto per il tempo di risoluzione delle dispute contrattuali

  • 124° posto per il peso della burocrazia

Le poche note positive che contraddistinguono il nostro Paese sono invece:



  • 2° posto per i bassi costi della telefonia mobile

  • 3° posto per i bassi costi della banda larga

  • 5° posto per l'uso dell'ICT nel rendere più efficiente la pubblica amministrazione

  • 6° posto per il numero di utenze di telefonia mobile

Qualcuno ne ha sentito parlare questa settimana, se non altro per fantasione proposte elettorali al pari di tante altre?

sabato 5 aprile 2008

Mercato del Lavoro: difficile incontro tra domanda e offerta


Questa settimana il Sole 24 Ore ha dato conto della presentazione del primo rapporto sul mercato del lavoro, realizzato dall'Agenzia per il lavoro Ranstad Italia in collaborazione con la Fondazione Marco Biagi.
In estrema sintesi, le aziende faticano molto a trovare personale qualificato e quando finalmente ci riescono fanno di tutto per tenerlo: in particolare, con assunzioni a tempo indeterminato.
I canali utilizzati per la ricerca sono molteplici e paralleli: dalle inserzioni sui giornali (locali) e sui siti specializzati, ai Centri per l'Impiego, alle Agenzie per il Lavoro.
Almeno in parte, si cerca di ovviare alla scarsità di risorse qualificate mediante la formazione interna.

Parallelamente, il Corriere della Sera ha presentato i risultati di uno studio condotto dal Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale sugli scenari evolutivi del mercato del lavoro in Europa: si prevede che nel periodo 2006-2015 verranno creati più di 13 milioni di nuovi posti di lavoro, dei quali oltre 1,6 milioni in Italia. Ciò oltre al turn-over generato dal pensionamento dei lavoratori più anziani (6,3 milioni di posti di lavoro solo in Italia).
Lo studio mette in evidenza come nella maggior parte dei casi i nuovi impieghi richiedano competenze elevate, di tipo universitario o tecnico-specialistico, mentre i sistemi prevalenti di istruzione (soprattutto in Italia) tendono a non fornire le qualificazioni richieste, privilegiando modelli generalistici e/o umanistici.

Buone notizie, dunque, per chi avrà il giusto mix di competenza ed esperienza; ma come faranno le aziende, le società di ricerca e selezione e le agenzie del lavoro a scovare questi talenti?
Da più di tre anni ActValue cerca di dare una risposta a questo interrogativo e realizza strumenti di skill matching e di supporto alla ricerca e selezione, originariamente destinati al mondo del lavoro interinale ma che già cominciano a trovare applicazione anche all'interno delle aziende.

sabato 29 marzo 2008

Depressione da Elezioni


Nonostante io non abbia alcuna intenzione di usare questo blog a fini elettorali (nè a favore nè contro alcuno), con l'avvicinarsi delle elezioni ritengo comunque di poter fare due considerazioni.

La prima: in questo momento di crisi internazionale e di prezzo del petrolio alle stelle, sarebbe stata opportuna qualche spinta alla nostra economia; la campagna elettorale aggiunge invece un ulteriore fattore di freno e di incertezza. Il risultato, misurato a pelle e senza ambizioni macroeconomiche, è di un blocco pressochè totale - anche nelle aziende - di investimenti, decisioni, spese, ecc.
E' vero che in Italia il settore privato, nel bene e nel male, si è sempre vantato di crescere e prosperare senza l'aiuto della politica e del pubblico troppo distanti ed autoreferenziali (per non dire di peggio), ma il perimetro economico direttamente o indirettamente gestito dalla politica è talmente vasto (troppo) che le fasi di stallo del ciclo elettorale non possono che riverberarsi anche sul privato.
Forse è solo una teoria, con evidenti risvolti liberisti, ma come minimo mi sembra plausibile.

La seconda osservazione è invece relativa alla mia personale depressione elettorale: dal macro passiamo al micro.
Anche questa volta ci sono in rete due sondaggi, uno di Repubblica e l’altro di openpolis, che permettono di localizzare su una mappa la propria posizione politica rispetto a quella dei partiti.

In entrambi i casi (e alcune delle domande sono diverse) risulto a buona distanza da tutte le formazioni politiche.

Per fortuna (?!) sappiamo bene che la pratica di governo sarà diversa dalle enunciazioni pre-elettorali.