domenica 1 marzo 2009

Powerpoint in stile Minority Report

Probabilmente l'impatto di Minority Report sull'informatica ricorda quello di Star Trek sulla ricerca scientifica: il teletrasporto, il motore ad antimateria, la velocità curvatura, il comunicatore (per citare solo alcune cose) hanno ispirato generazioni di scienziati e sono o sono stati oggetto di ricerca.
Per quanto riguarda Minority Report, l'oggetto del desiderio è l'interfaccia visuale che si può muovere e zoomare mediante i movimenti della mano opportumamente decodificati da un guanto. Già nel 2007 Microsoft ha presentato Surface: una specie di tavolo/touch screen di 30 pollici che permette di interagire con i contenuti mediante il tocco di una mano e si rifà esplicitamente a Minority Report. Si tratta però di un oggetto estremamente costoso e non integrato nel tradizionale computer.

Negli ultimi tre mesi, però, sono stati resi disponibili due prototipi che applicano i concetti di Surface all'interno di Office.
Quello secondo me più bello ed avanzato è Canvas for One Note, uno strumente che permette di navigare visualmente il blocco note, di zoomare dentro e fuori e di riorganizzarlo spazialmente.
One Note non è però così diffuso e di impatto come Powerpoint ed allora ecco pptPlex che arricchisce delle stesse possibilità una presentazione powerpoint: finalmente diventa più semplice seguire un flusso non lineare ed anche (incredibile!) ingrandire quegli illeggibili dettagli scritti con font 10 all'interno delle slide.

Non sarà certo la morte della presentazione noiosa, ma sicuramente non potremo continuare ad addossare allo strumento le colpe del presentatore.





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domenica 15 febbraio 2009

Chi si ricorda di Second Life?


Un anno fa, o poco più, tutti parlavano di Second Life: delle meraviglie del mondo virtuale, delle nuove frontiere a disposizione di persone e aziende, di come questo avrebbe immediatamente trasformato l'ecommerce, ...

Anche la televisione, con i suoi tempi di produzione, si è mossa su questa scia: nei RIS è comparso un mondo virtuale usato come luogo di incontro dai cattivi di turno, in CSI un episodio è stato incentrato su un delitto finalizzato al furto di un avatar.


Di Second Life, però, adesso non si parla più: la moda web del momento è Facebook.

E allora, immagino, tra un anno saremo tutti presi da qualche nuova mirabolante invenzione del web e la televisione ci ricorderà di Facebook grazie a qualche serie adesso in produzione.


La tanto bistrattata televisione ci fa da memoria storica e, forse, potrebbe insegnarci quanto assurde e vuote sono queste mode web del momento!

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domenica 1 febbraio 2009

Dibattito sulla crisi

World Economic ForumImage via Wikipedia

Ieri sera mi è capitato di guardare per televisione, su BBC World News, un dibattito sul tema della crisi: crisi finanziaria, crisi economica, crisi di governance dell'economia mondiale.
Trasmesso da Davos, a margine del World Economic Forum, il dibattito ha visto impegnati per quasi un'ora alcuni economisti e politici a partire da Nouriel Roubini, l'economista che forse per primo ed inascoltato aveva predetto questa crisi.

Brevissima sintesi:
  • Chi è parte dell'establishment finanziario sostiene che si tratta di una crisi di sistema: banche e operatori operavano nel rispetto delle regole, senza rendersi conto (o meglio senza preoccuparsi, visto che non spettava a loro) che le regole erano sbagliate.
  • Per questo motivo, per loro, il fatto che possano ancora ricevere sostanziosi bonus mentre contemporaneamente hanno licenziato migliaia di persone non è un problema; anzi, è un fatto dovuto.
  • La crisi finanziaria si è però trasformata in crisi economica per mancanza di fiducia: prima tra le banche, poi tra aziende e consumatori. Episodi come quello dei bonus, non aiutano certo la fiducia e sono quindi molto dannosi.
  • La fiducia è ai minimi anche nei confronti della politica (e non solo in Italia): gli interventi necessari sono di lungo periodo, mentre i politici - così come i manager - guardano solo al breve periodo.
  • Anche se nata ed esplosa nei Paesi sviluppati (USA prima di tutti), la crisi tocca tutti e farà sentire gli effetti maggiori sui Paesi in via di sviluppo: questi ultimi infatti non hanno welfare e reti di protezione contro la disoccupazione.

Considerazione su un tema un po' più frivolo: che differenza con Vespa, Santoro e il resto della nostra deprimente compagnia! Come diceva Arbore, la RAI non è la BBC ...


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sabato 17 gennaio 2009

Lavorare su cose che contano e job security


Questa settimana Tim O'Reilly ha pubblicato un articolo in cui sollecita professionisti ed aziende a non porsi come primo obiettivo quello dei soldi, ma a "lavorare su cose che contano"; che cosa questo voglia dire è diverso per ognuno di noi, ma O'Reilly identifica e propone alcuni criteri chiave:


  1. Lavorare per fare qualcosa di più importante che guadagnare soldi

  2. Creare più valore di quello che si acquisisce

  3. Avere una visione di lungo periodo



Non voglio cercare di sintetizzare i dettagli in quanto l'articolo merita decisamente di essere letto.


La settimana prima, invece, Raj Setty ha pubblicato un altro post in cui suggerisce 10 domande da porsi per verificare se il proprio posto di lavoro è a rischio.

Possono essere collegate le due cose?




In parte no: potrei essere impegnato su un progetto di ricerca medica fondamentale volto a salvare migliaia di vite umane, ma ciò potrebbe non essere core per la mia azienda la quale, inoltre, potrebbe anche pensare di avvalersi di un laboratorio di R&S offshore. Sicuramente un lavoro per obiettivi che contano, ma decisamente a rischio.




In parte, però, il collegamento esiste e, quello che è più importante, basato sugli aspetti più direttamente controllabili da ciascuno di noi: lavorare su cose che contano (almeno per noi) ci rende sicuramente più motivati, appassionati, confidenti ed in buoni rapporti con i colleghi.

mercoledì 24 dicembre 2008

domenica 14 dicembre 2008

Le banche e il web 2.0


Mi piacerebbe poter scrivere che IBM si è ispirata a noi ... ma purtroppo, essenzialmente per ragioni geografiche, non è vero: pochi giorni fa l'IBM Institute for Business Value ha pubblicato un rapporto dal titolo non troppo felice (Undressing in public: Harnessing the power of Web 2.0 to rebuild trust in banking) ma dal contenuto totalmente allineato all'offerta di Reputation Manager.

Le banche sono da sempre attive su web: l'internet banking è uno strumento ormai irrinunciabile per privati ed aziende; esse però, per dirla con uno slogan, sono ancora completamente 1.0.
In questo modo prima di tutto rischiano di gettare al vento una fetta consistente degli investimenti di marketing che devono fare per riguadagnarsi la fiducia dei clienti al termine (per loro) della crisi che le ha travolte.

Ma non è finita: il web collaborativo sta modificando anche il panorama finanziario e mostrando che il ruolo di intermediazione ed indirizzo, da sempre svolto dalle istituzioni bancarie, può essere svolto anche diversamente. E non solo: con maggiore efficienza e trasparenza di quella mostrata dagli operatori cosiddetti professionali!

Il rapporto di IBM cita due esempi:


  • Il fenomeno, già presente e conosciuto anche in Italia, del person to person lending: si tratta di comunità e/o marketplace che mettono in contatto chi richiede un prestito e chi ha capitale da investire. Senza (o quasi) intermediazione, con meccanismi d valutazione trasparenti ed efficienti. In Italia è presente Zopa.

  • Le comunità che offrono consigli e supporto in ambito finanziario: in questo periodo, ad es., come ridurre le proprie spese. Quella più importante, in America, è Wesabe che ha più di 100.000 membri, le raccomandazioni dei quali sono sicuramente più disinteressate (nonchè ad ampio spettro) di quelle del consulente finanziario "di fiducia".

lunedì 1 dicembre 2008

W l'IVA


Credo di non essere l'unica persona in Italia che solo 3 o 4 giorni fa ha scoperto che all'abbonamento della tv satellitare si applica l'aliquota IVA ridotta al 10%.
Per carità, non c'è da stupirsi di niente e sicuramente la tv satellitare è in buona compagnia: per chi vuole farsi una cultura, la tabella A del Testo Unico IVA contiene l'elenco dei beni e servizi assogettati all'aliquota del 10%: a parte gli alimentari (frutta e verdura sono adirittura al 4%), l'energia, il turismo e la ristorazione, per i quali la logica è quella di non gravare sui consumatori, e le ristrutturazioni di immobili ci sono alcune perle.

Sembrerebbe l'elargizione di regalini qua e là:


  • contratti di scrittura connessi con gli spettacoli teatrali

  • Spettacoli teatrali ecc.

  • francobolli da collezione e collezioni di francobolli

  • oggetti d'arte, di antiquariato

E allora, perchè non facciamo una bella petizione online per l'aliquota IVA ridotta sull'accesso a Internet? Questo sì che ridurrebbe i costi delle famiglie e farebbe bene non solo all'economia ma anche al cervello!


Beppe Grillo dove sei? Non mi sembra che non si possa fare a meno delle partite via satellite ...


Invece, ridurre da 32 € a 29 € al mese il costo dell'ADSL (sono i numeri della mia bolletta) sarebbe decisamente più utile!