domenica 1 febbraio 2009

Dibattito sulla crisi

World Economic ForumImage via Wikipedia

Ieri sera mi è capitato di guardare per televisione, su BBC World News, un dibattito sul tema della crisi: crisi finanziaria, crisi economica, crisi di governance dell'economia mondiale.
Trasmesso da Davos, a margine del World Economic Forum, il dibattito ha visto impegnati per quasi un'ora alcuni economisti e politici a partire da Nouriel Roubini, l'economista che forse per primo ed inascoltato aveva predetto questa crisi.

Brevissima sintesi:
  • Chi è parte dell'establishment finanziario sostiene che si tratta di una crisi di sistema: banche e operatori operavano nel rispetto delle regole, senza rendersi conto (o meglio senza preoccuparsi, visto che non spettava a loro) che le regole erano sbagliate.
  • Per questo motivo, per loro, il fatto che possano ancora ricevere sostanziosi bonus mentre contemporaneamente hanno licenziato migliaia di persone non è un problema; anzi, è un fatto dovuto.
  • La crisi finanziaria si è però trasformata in crisi economica per mancanza di fiducia: prima tra le banche, poi tra aziende e consumatori. Episodi come quello dei bonus, non aiutano certo la fiducia e sono quindi molto dannosi.
  • La fiducia è ai minimi anche nei confronti della politica (e non solo in Italia): gli interventi necessari sono di lungo periodo, mentre i politici - così come i manager - guardano solo al breve periodo.
  • Anche se nata ed esplosa nei Paesi sviluppati (USA prima di tutti), la crisi tocca tutti e farà sentire gli effetti maggiori sui Paesi in via di sviluppo: questi ultimi infatti non hanno welfare e reti di protezione contro la disoccupazione.

Considerazione su un tema un po' più frivolo: che differenza con Vespa, Santoro e il resto della nostra deprimente compagnia! Come diceva Arbore, la RAI non è la BBC ...


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sabato 17 gennaio 2009

Lavorare su cose che contano e job security


Questa settimana Tim O'Reilly ha pubblicato un articolo in cui sollecita professionisti ed aziende a non porsi come primo obiettivo quello dei soldi, ma a "lavorare su cose che contano"; che cosa questo voglia dire è diverso per ognuno di noi, ma O'Reilly identifica e propone alcuni criteri chiave:


  1. Lavorare per fare qualcosa di più importante che guadagnare soldi

  2. Creare più valore di quello che si acquisisce

  3. Avere una visione di lungo periodo



Non voglio cercare di sintetizzare i dettagli in quanto l'articolo merita decisamente di essere letto.


La settimana prima, invece, Raj Setty ha pubblicato un altro post in cui suggerisce 10 domande da porsi per verificare se il proprio posto di lavoro è a rischio.

Possono essere collegate le due cose?




In parte no: potrei essere impegnato su un progetto di ricerca medica fondamentale volto a salvare migliaia di vite umane, ma ciò potrebbe non essere core per la mia azienda la quale, inoltre, potrebbe anche pensare di avvalersi di un laboratorio di R&S offshore. Sicuramente un lavoro per obiettivi che contano, ma decisamente a rischio.




In parte, però, il collegamento esiste e, quello che è più importante, basato sugli aspetti più direttamente controllabili da ciascuno di noi: lavorare su cose che contano (almeno per noi) ci rende sicuramente più motivati, appassionati, confidenti ed in buoni rapporti con i colleghi.

mercoledì 24 dicembre 2008

domenica 14 dicembre 2008

Le banche e il web 2.0


Mi piacerebbe poter scrivere che IBM si è ispirata a noi ... ma purtroppo, essenzialmente per ragioni geografiche, non è vero: pochi giorni fa l'IBM Institute for Business Value ha pubblicato un rapporto dal titolo non troppo felice (Undressing in public: Harnessing the power of Web 2.0 to rebuild trust in banking) ma dal contenuto totalmente allineato all'offerta di Reputation Manager.

Le banche sono da sempre attive su web: l'internet banking è uno strumento ormai irrinunciabile per privati ed aziende; esse però, per dirla con uno slogan, sono ancora completamente 1.0.
In questo modo prima di tutto rischiano di gettare al vento una fetta consistente degli investimenti di marketing che devono fare per riguadagnarsi la fiducia dei clienti al termine (per loro) della crisi che le ha travolte.

Ma non è finita: il web collaborativo sta modificando anche il panorama finanziario e mostrando che il ruolo di intermediazione ed indirizzo, da sempre svolto dalle istituzioni bancarie, può essere svolto anche diversamente. E non solo: con maggiore efficienza e trasparenza di quella mostrata dagli operatori cosiddetti professionali!

Il rapporto di IBM cita due esempi:


  • Il fenomeno, già presente e conosciuto anche in Italia, del person to person lending: si tratta di comunità e/o marketplace che mettono in contatto chi richiede un prestito e chi ha capitale da investire. Senza (o quasi) intermediazione, con meccanismi d valutazione trasparenti ed efficienti. In Italia è presente Zopa.

  • Le comunità che offrono consigli e supporto in ambito finanziario: in questo periodo, ad es., come ridurre le proprie spese. Quella più importante, in America, è Wesabe che ha più di 100.000 membri, le raccomandazioni dei quali sono sicuramente più disinteressate (nonchè ad ampio spettro) di quelle del consulente finanziario "di fiducia".

lunedì 1 dicembre 2008

W l'IVA


Credo di non essere l'unica persona in Italia che solo 3 o 4 giorni fa ha scoperto che all'abbonamento della tv satellitare si applica l'aliquota IVA ridotta al 10%.
Per carità, non c'è da stupirsi di niente e sicuramente la tv satellitare è in buona compagnia: per chi vuole farsi una cultura, la tabella A del Testo Unico IVA contiene l'elenco dei beni e servizi assogettati all'aliquota del 10%: a parte gli alimentari (frutta e verdura sono adirittura al 4%), l'energia, il turismo e la ristorazione, per i quali la logica è quella di non gravare sui consumatori, e le ristrutturazioni di immobili ci sono alcune perle.

Sembrerebbe l'elargizione di regalini qua e là:


  • contratti di scrittura connessi con gli spettacoli teatrali

  • Spettacoli teatrali ecc.

  • francobolli da collezione e collezioni di francobolli

  • oggetti d'arte, di antiquariato

E allora, perchè non facciamo una bella petizione online per l'aliquota IVA ridotta sull'accesso a Internet? Questo sì che ridurrebbe i costi delle famiglie e farebbe bene non solo all'economia ma anche al cervello!


Beppe Grillo dove sei? Non mi sembra che non si possa fare a meno delle partite via satellite ...


Invece, ridurre da 32 € a 29 € al mese il costo dell'ADSL (sono i numeri della mia bolletta) sarebbe decisamente più utile!


domenica 16 novembre 2008

Reputation Manager allo IAB Forum 2008


La settimana scorsa a Milano si è tenuto l'annuale appuntamento di Interactive Advertising Bureau, il forum del marketing digitale interattivo. In sintesi, si prevede per il 2009 un significativo rallentamento della spesa complessiva in advertising; le aziende però faranno maggiore uso di internet, grazie all'interattività, alla possibilità di effettuare campagne mirate selezionando il target di riferimento con precisione e all'immediatezza di misurazione dei risultati: si prevede infatti un +20%.

Il Web 2.0 e gli User Generated Content giocano un ruolo fondamentale in questo quadro e di conseguenza la possibilità di rilevare con precisione e continuità le opinioni dei navigatori è ritenuta fondamentale. Abbinato agli interventi e alle presentazioni ed ai dibattiti, vi era anche uno spazio espositivo in cui gli operatori del settore proponevano servizi e soluzioni.
Anche noi, per la prima volta, abbiamo esposto il nostro Reputation Manger e l'interesse è stato veramente tanto, sia da parte delle aziende - utilizzatori finali del servizio - sia delle agenzie di marketing e comunicazione che possono trovare una risposta alle esigenze dei clienti.


Un anno fa, presentanto Reputation Manager, bisognava spiegare la differenza tra l'analisi del web e la rassegna stampa; oggi il mercato è più maturo e consapevole della necessità di misurare la reputazione aziendale online: sicuramente un buon auspicio per il 2009.

sabato 1 novembre 2008

In Italia il futuro del Web 2.0 è ... la censura?


Sono un po' in ritardo con i feed e quindi solo oggi mi sono accorto di una notizia che, purtroppo ovviamente, al di fuori del web è passata completamente sotto silenzio.
Il 17 ottobre Punto Informatico ha pubblicato un articolo in cui si dà notizia che a seguito di una decisione del Tribunale di Milano i provider internet italiani sono stati costretti ad inibire l'accesso a due siti e-commerce di sigarette.
L'associazione dei Provider ha fatto ricorso (Punto Informatico), Daniele Minotti, avvocato che si occupa di diritto penale dell’informatica e diritto delle nuove tecnologie, ha messo a disposizione una richiesta di riesame da presentare a qualunque Giudice di Pace (i termini sono ormai scaduti però).

Dopo la pedopornografia, i siti di giochi d'azzardo non autorizzati, il videgioco contro la chiesa, siamo adesso alle sigarette.
E' ovvio che in questo caso, come peraltro per il gioco d'azzardo, l'intento non è moralistico ma puramente economico: lo stato perderebbe il ricco incasso delle accise.

La soluzione però non può essere quella della censura! A chi toccherà dopo? Chi decide che cosa è lecito e che cosa non lo è?
La rete è ormai fatta dagli utenti e nel nostro paese si cerca di bloccarla come in Cina, Iran, ecc.?

Per fortuna, ancora una volta la tecnologia ci salverà: i nostri geronto-burocrati ignoranti non hanno capito che i confini territoriali nel mondo virtuale hanno poco senso: mai sentito parlare di Open-dns?
A proposito, non sarebbe invece meglio far funzionare le dogane ed intercettare le stecche di sigarette, questi sì fisiche, che vengono spedite agli acquirenti?

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