lunedì 20 ottobre 2008

"C'è grossa crisi"


Ormai solo di questo si legge e si sente parlare ... non potevo esimermi dall'affrontare l'argomento.
Il tiolo però è una citazione di Corrado Guzzanti che in tempi non sospetti offriva come soluzione la religione di Quelo.


Che possiamo fare invece noi comuni mortali e piccole aziende per sopravvivere? Ricordarci i fondamentali (qualità e servizio al cliente) senza rinunciare all'attività commerciale e alla ricerca e sviluppo ...

Facile? In alternativa non ci resta che Quelo!

domenica 5 ottobre 2008

Ancora sulle differenze tra uomini e donne in azienda


E' appena uscito un libro che, nell'intento degli autori, si propone di applicare praticamente le differenze esistenti tra cervello maschile e femminile a tutti gli aspetti della vita aziendale: dal comfort dell'ambiente di lavoro, al vantaggio competitivo ai risultati economici: Leadership and the Sexes: Using Gender Science to Create Success in Business .
E' risaputo che uomini e donne hanno stili di leadership diversi: gli uomini sono normalmente più direttivi e impositivi mentre le donne hanno un atteggiamento democratico e partecipativo: nella recensione che Tom Peters fa del libro(M-F Leadership Styles, Effectiveness of) viene citato un esperimento televisivo - sembrerebbe del tipo "Isola dei famosi" o altri simili reality show - che dimostra come lo stile partecipativo possa produrre risultati migliori di quello direttivo ed è interessante notare che nel corso del test i commentatori (esperti di consulenza aziendale quasi tutti uomini) fossero estremamente scettici della possibilità di raggiungere l'obiettivo assegnato mediante questo "disordine creativo".

Le gerarchie aziendali sono ancora in massima parte dominate dagli uomini, e da uomini che pensano di essere superiori alle donne: uno studio pubblicato in settembre nel Journal of Applied Psychology paragona gli stipendi di uomini e donne (a parità di livello di carriera, livello di studio e ore lavorate) e conclude che a guadagnare significativamente più degli altri sono gli uomini che hanno visione tradizionale delle donne: non vi sembrano essere invece particolari differenze tra uomini con una visione egualitaria del rapporto tra i sessi e donne (sia quelle con una visione tradizionale che quelle con una visione egualitaria).


Per chi come me ha una visione egualitaria, non resta che comprare il libro per avere un vantaggio competitivo nei confronti dei tradizionalisti e cercare di ridurre il gap economico.

sabato 20 settembre 2008

Dati a rischio


La settimana scorsa è stata pubblicata l'ultima analisi sulla sicurezza informatica secondo cui oltre il 90% delle aziende ritiene che il Cybercrimine sia un grave rischio: più del 70% dei responsabili IT e della sicurezza temono il furto di dati, mentre i problemi connessi alle infezioni da virus sono meno importanti.
A rimarcare quanto sopra, è di questa settimana la notizia della violazione da parte degli hacker della email privata della candidata repubblicana alla vicepresidenza americana Sarah Palin e della banale semplicità con cui è stato fatto, raccogliendo in rete le risposte alle domande di verifica a cui bisogna rispondere su Yahoo per resettare la password dimenticata.

Non tutti i casi di social engineering sono così semplici: la ricerca di informazioni relative a persone meno pubbliche richiede qualche sforzo in più, ma i telefilm polizieschi insegnano che basta qualche piccola astuzia e un telefono oltre al computer.


Il problema è decisamente grave ed anche complesso e di difficile soluzione.

Nei corsi sui sistemi informativi che qualche volta tengo, insegno che l'informazione - essendo immateriale - è difficile da proteggere: non esiste una cassaforte come per i soldi. Peraltro, ormai anche i soldi sono immateriali, per cui si salvi chi può.

lunedì 8 settembre 2008

Quello che non ti insegnano


Nel mondo delle start-up tecnologiche della Silicon Valley, ma non solo, Guy Kawasaky è un personaggio di spicco. Questa brevissima lista di 5 cose imparate sul campo lo dimostra ancora una volta.


  1. Puntare al Cash Flow. Non è l'utile - magari ottenuto grazie agli ammortamenti - che tiene in piedi le aziende, ma il cash flow. E quindi, vendere vendere vendere: solo così si pagano gli stipendi.

  2. Non cercare di fare un big bang, ma tanti piccoli passi. Non si finirà sui giornali (solo gli eventi molto rari fanno notizia), ma piano piano l'azienda procederà, i prodotti matureranno, i clienti aumenteranno.

  3. Saper osare. La fortuna aiuta gli audaci, per cui bisogna sperimentare cose nuove. D'altro canto, esistono stupidi fortunati che hanno successo, ma questa è un'altra storia.

  4. Ignorare gli stronzi. Dare retta a quelli che sputano sentenza, criticano sempre tutto e si attaccano al carro del vincitore fa solo perdere tempo ed occasioni.

  5. Non chiedere a qualcuno di fare ciò che non si vorrebbe fare in prima persona. Ad un cliente, di compilare 5 pagine prima di registrarsi sul sito; ad un collaboratore di lavorare 100 ore di fila. Solo così si può essere apprezzati da clienti e collaboratori.

domenica 31 agosto 2008

La catena di montaggio globale dell'informazione

Sulla scia dei successi giapponesi, a cavallo tra gli anni 80 e 90 si pensava che la fabbrica automatica (una catena di montaggio completamente robotizzata senza quasi intervento umano) sarebbe stato il modello vincente della produzione industriale. Nel giro di pochi anni, però, ci si rese conto che la complessità ed il costo necessari per sostituire alcune attività umane rendevano di fatto inapplicabile il modello totalmente automatico: oggi si utilizzano sistemi ibridi, in cui le operai e macchine si dividono il lavoro. In parte la suddivisione è scontata: all'uomo la supervisione e ai robot le attività più pesanti e/o pericolose; ma in parte no: attività di semplice manipolazione e assemblaggio o trasporto sono effettuate dagli operai sotto la direzione di sistemi informativi (è il limite dell'intelligenza artificiale: attività alla portata di un bambino sono impossibili per un computer).

Dieci anni dopo, nel mondo dell'informazione le cose non sono cambiate: esistono attività automatiche (trasmissione e raccolta di grandi moli di dati) ed attività umane (analisi, interpretazione e sintesi). Esistono anche catene di montaggio in cui persone lavorano sotto la direzione delle macchine svolgendo compiti "di basso livello" ma fuori dalla portata dei computer.

Come succede spesso e volentieri, questi fenomeni in prima battuta si manifestano al di fuori dell'Economia con la "E" maiuscola, nell'area grigia a cavallo tra legalità e illegalità. La globalizzazione, poi, offre un grande bacino di mano d'opera (forse sarebbe meglio testa d'opera in questi casi) a costo così basso da rendere assolutamente non competitiva l'applicazione di modelli maggiormente automatici.


Negli ultimi 12-24 mesi, ad esempio, si è sviluppata una fiorente industria legata alla soluzione dei CAPTCHA.

Con l'acronimo inglese CAPTCHA (http://it.wikipedia.org/wiki/CAPTCHA) si denota un test fatto di una o più domande e risposte per determinare se l'utente sia un umano (e non un computer). L'acronimo deriva dall'inglese "completely automated public Turing test to tell computers and humans apart" ( test di Turing pubblico e completamente automatico per distinguere computer e umani). Nella pratica, si richiede ad un utente di scrivere quali siano le lettere o numeri presenti in una sequenza che appare distorta o offuscata sullo schermo per completare l'iscrizione ad un servizio di mail (gmail, hotmail, ...) o di social network (facebook, ...) o per acquisire dati relativi ad sito (whois).

L'obiettivo è impedire agli spammer di registrare automaticamente grandi volumi di account mediante l'utilizzo di bot.

Come funziona la catena di montaggio creata dagli spammer? I bot compilano automaticamente la pagina di registrazione e trasmettono il CAPTCHA da risolvere ad operatori umani che, nell'arco di pochi secondi, restituiscono la risposta in modo che il programma possa completare la procedura e possa così disporre di un nuovo account.

Esistono decine di aziende, con centinaia di persone - prevalentemente in India e Pakistan - che svolgono questa attività per pochi soldi: mediamente $2 per la soluzione di 1000 CAPTCHA (http://blogs.zdnet.com/security/?p=1835).

Se non fosse per l'effetto devastante sulle nostre caselle di mail, non resterebbe che ammirare questo sistema.

mercoledì 13 agosto 2008

Perchè il prezzo del petrolio e, soprattutto, quello della benzina sono così alti?

OPEC net oil export revenues for 1972-2007Image via Wikipedia

Qualche settimana fa wired.com ha pubblicato un articolo che cerca di riassumere e fare chiarezza sui reali motivi che stanno alla base degli altissimi prezzi della benzina (e del petrolio).


I diversi attori interessati, ovviamente, hanno punti di vista molto diversi:

  • Le compagnie petrolifere sostengono che il mercato è regolato dalla legge della domanda e dell'offerta nella sua forma più semplice
  • I loro sostenitori politici suggeriscono di aumentare l'offerta permettendo l'estrazione dai giacimenti delle aree costiere protette
  • I governi occidentali pensano che l'OPEC debba aumentare la produzione
  • L'Arabia Saudita e gli altri Paesi produttori sostengono che la loro produzione sia più che sufficiente e che siano le speculazioni occidentali sui future a mantenere alti i prezzi
  • A seconda dello schieramento politico e del Paese, i politici propongono di ridurre o di aumentare le tasse sulle società petrolifere

La realtà, già da qualche anno sotto gli occhi di chi avesse voluto verificarla, è che le grandi compagnie petrolifere approfittano di questo momento particolare per massimizzare i ricavi senza effettuare nuovi investimenti, né in R&S né in capacità produttiva e distributiva (raffinerie, ecc.). Exxon Mobil, ad es., in un anno di profitti record ha investito in esplorazione solo il 5,3% del proprio fatturato, la metà di quanto speso per ricomprare azioni proprie.

Il motivo di questi comportamenti è da ricercare in massima parte nel fatto che le grandi aziende petrolifere ritengono di essere vicine al massimo della curva di produzione: tra non molti anni (2020 ?) il loro fatturato inizierà a declinare per l'aumento dei costi della materia prima e per l'avvento di fonti energetiche sostitutive finalmente convenienti. Di conseguenza, esse puntano oggi a massimizzare i profitti nel breve termine invece che a creare opportunità di lungo respiro.

Per quanto riguarda il prezzo della benzina, poi, le compagnie hanno amplissimo margine di guadagno: il prezzo alla pompa è legato al prezzo spot corrente, cioè a quanto occorre pagare per acquistare benzina all'ingrosso sul mercato libero. Si tratta dell'ultimo prezzo e quindi la differenza legata agli effettivi costi dello stock può essere veramente grande.

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sabato 5 luglio 2008

Il 150° anniversario della teoria dell'evoluzione


Il 1 luglio 1858 è ricorso il 150° anniversario della prima pubblicazione della teoria dell'evoluzione da parte di Charles Darwin: quel giorno, infatti, fu letto alla Linnaean Society of London un paper scritto congiuntamente da Darwin e Wallace.
Wallace, oggi sconosciuto ai non addetti ai lavori, era un giovane scienziato che, parallelamente e indipendentemente da Darwin, era giunto ad alcune delle sue stesse conclusioni ed aveva inviato a Darwin un breve lavoro perchè lo rivedesse e lo raccomandasse.
Darwin da quasi 20 anni stava lavorando alla propria teoria e nel 1859 pubblicò, in una sintesi di un volume, il lavoro che ha per sempre cambiato la biologia moderna: On the Origin of Species by Means of Natural Selection, or the Preservation of Favoured Races in the Struggle for Life.

E' curioso che sia Darwin che Wallace danno credito a Malthus, un economista, dell'idea che sta alla base della selezione naturale: in Population, scritto nel 1798, Malthus osserva che l'aumento della popolazione è limitato dal fatto che in ogni generazione non tutti gli individui sopravvivono fino a riprodursi. In termini darwiniani ciò si traduce nella morte del debole e nella sopravvivenza del più adatto ("survival of the fittest").

Nè Darwin nè Wallace, però, avevano capito il meccanismo con cui le caratteristiche vincenti si trasmettono da una generazione all'altra: la spiegazione di questo fatto si deve a Mendel (un monaco Austriaco) che già nel 1856 aveva pubblicato il risultato dei suoi studi sull'ibridazione dei fagioli con la scoperta delle caratteristiche genetiche dominanti e recessive. Questo lavoro rimase però praticamente sconosciuto fino al 1900 quando fu riscoperto e correttamente considerato come la tessera mancante del puzzle darwiniano.

(Traduzione e sintesi da Randy Alfred, Wired) .

Zemanta Pixie