mercoledì 24 dicembre 2008

domenica 14 dicembre 2008

Le banche e il web 2.0


Mi piacerebbe poter scrivere che IBM si è ispirata a noi ... ma purtroppo, essenzialmente per ragioni geografiche, non è vero: pochi giorni fa l'IBM Institute for Business Value ha pubblicato un rapporto dal titolo non troppo felice (Undressing in public: Harnessing the power of Web 2.0 to rebuild trust in banking) ma dal contenuto totalmente allineato all'offerta di Reputation Manager.

Le banche sono da sempre attive su web: l'internet banking è uno strumento ormai irrinunciabile per privati ed aziende; esse però, per dirla con uno slogan, sono ancora completamente 1.0.
In questo modo prima di tutto rischiano di gettare al vento una fetta consistente degli investimenti di marketing che devono fare per riguadagnarsi la fiducia dei clienti al termine (per loro) della crisi che le ha travolte.

Ma non è finita: il web collaborativo sta modificando anche il panorama finanziario e mostrando che il ruolo di intermediazione ed indirizzo, da sempre svolto dalle istituzioni bancarie, può essere svolto anche diversamente. E non solo: con maggiore efficienza e trasparenza di quella mostrata dagli operatori cosiddetti professionali!

Il rapporto di IBM cita due esempi:


  • Il fenomeno, già presente e conosciuto anche in Italia, del person to person lending: si tratta di comunità e/o marketplace che mettono in contatto chi richiede un prestito e chi ha capitale da investire. Senza (o quasi) intermediazione, con meccanismi d valutazione trasparenti ed efficienti. In Italia è presente Zopa.

  • Le comunità che offrono consigli e supporto in ambito finanziario: in questo periodo, ad es., come ridurre le proprie spese. Quella più importante, in America, è Wesabe che ha più di 100.000 membri, le raccomandazioni dei quali sono sicuramente più disinteressate (nonchè ad ampio spettro) di quelle del consulente finanziario "di fiducia".

lunedì 1 dicembre 2008

W l'IVA


Credo di non essere l'unica persona in Italia che solo 3 o 4 giorni fa ha scoperto che all'abbonamento della tv satellitare si applica l'aliquota IVA ridotta al 10%.
Per carità, non c'è da stupirsi di niente e sicuramente la tv satellitare è in buona compagnia: per chi vuole farsi una cultura, la tabella A del Testo Unico IVA contiene l'elenco dei beni e servizi assogettati all'aliquota del 10%: a parte gli alimentari (frutta e verdura sono adirittura al 4%), l'energia, il turismo e la ristorazione, per i quali la logica è quella di non gravare sui consumatori, e le ristrutturazioni di immobili ci sono alcune perle.

Sembrerebbe l'elargizione di regalini qua e là:


  • contratti di scrittura connessi con gli spettacoli teatrali

  • Spettacoli teatrali ecc.

  • francobolli da collezione e collezioni di francobolli

  • oggetti d'arte, di antiquariato

E allora, perchè non facciamo una bella petizione online per l'aliquota IVA ridotta sull'accesso a Internet? Questo sì che ridurrebbe i costi delle famiglie e farebbe bene non solo all'economia ma anche al cervello!


Beppe Grillo dove sei? Non mi sembra che non si possa fare a meno delle partite via satellite ...


Invece, ridurre da 32 € a 29 € al mese il costo dell'ADSL (sono i numeri della mia bolletta) sarebbe decisamente più utile!


domenica 16 novembre 2008

Reputation Manager allo IAB Forum 2008


La settimana scorsa a Milano si è tenuto l'annuale appuntamento di Interactive Advertising Bureau, il forum del marketing digitale interattivo. In sintesi, si prevede per il 2009 un significativo rallentamento della spesa complessiva in advertising; le aziende però faranno maggiore uso di internet, grazie all'interattività, alla possibilità di effettuare campagne mirate selezionando il target di riferimento con precisione e all'immediatezza di misurazione dei risultati: si prevede infatti un +20%.

Il Web 2.0 e gli User Generated Content giocano un ruolo fondamentale in questo quadro e di conseguenza la possibilità di rilevare con precisione e continuità le opinioni dei navigatori è ritenuta fondamentale. Abbinato agli interventi e alle presentazioni ed ai dibattiti, vi era anche uno spazio espositivo in cui gli operatori del settore proponevano servizi e soluzioni.
Anche noi, per la prima volta, abbiamo esposto il nostro Reputation Manger e l'interesse è stato veramente tanto, sia da parte delle aziende - utilizzatori finali del servizio - sia delle agenzie di marketing e comunicazione che possono trovare una risposta alle esigenze dei clienti.


Un anno fa, presentanto Reputation Manager, bisognava spiegare la differenza tra l'analisi del web e la rassegna stampa; oggi il mercato è più maturo e consapevole della necessità di misurare la reputazione aziendale online: sicuramente un buon auspicio per il 2009.

sabato 1 novembre 2008

In Italia il futuro del Web 2.0 è ... la censura?


Sono un po' in ritardo con i feed e quindi solo oggi mi sono accorto di una notizia che, purtroppo ovviamente, al di fuori del web è passata completamente sotto silenzio.
Il 17 ottobre Punto Informatico ha pubblicato un articolo in cui si dà notizia che a seguito di una decisione del Tribunale di Milano i provider internet italiani sono stati costretti ad inibire l'accesso a due siti e-commerce di sigarette.
L'associazione dei Provider ha fatto ricorso (Punto Informatico), Daniele Minotti, avvocato che si occupa di diritto penale dell’informatica e diritto delle nuove tecnologie, ha messo a disposizione una richiesta di riesame da presentare a qualunque Giudice di Pace (i termini sono ormai scaduti però).

Dopo la pedopornografia, i siti di giochi d'azzardo non autorizzati, il videgioco contro la chiesa, siamo adesso alle sigarette.
E' ovvio che in questo caso, come peraltro per il gioco d'azzardo, l'intento non è moralistico ma puramente economico: lo stato perderebbe il ricco incasso delle accise.

La soluzione però non può essere quella della censura! A chi toccherà dopo? Chi decide che cosa è lecito e che cosa non lo è?
La rete è ormai fatta dagli utenti e nel nostro paese si cerca di bloccarla come in Cina, Iran, ecc.?

Per fortuna, ancora una volta la tecnologia ci salverà: i nostri geronto-burocrati ignoranti non hanno capito che i confini territoriali nel mondo virtuale hanno poco senso: mai sentito parlare di Open-dns?
A proposito, non sarebbe invece meglio far funzionare le dogane ed intercettare le stecche di sigarette, questi sì fisiche, che vengono spedite agli acquirenti?

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lunedì 20 ottobre 2008

"C'è grossa crisi"


Ormai solo di questo si legge e si sente parlare ... non potevo esimermi dall'affrontare l'argomento.
Il tiolo però è una citazione di Corrado Guzzanti che in tempi non sospetti offriva come soluzione la religione di Quelo.


Che possiamo fare invece noi comuni mortali e piccole aziende per sopravvivere? Ricordarci i fondamentali (qualità e servizio al cliente) senza rinunciare all'attività commerciale e alla ricerca e sviluppo ...

Facile? In alternativa non ci resta che Quelo!

domenica 5 ottobre 2008

Ancora sulle differenze tra uomini e donne in azienda


E' appena uscito un libro che, nell'intento degli autori, si propone di applicare praticamente le differenze esistenti tra cervello maschile e femminile a tutti gli aspetti della vita aziendale: dal comfort dell'ambiente di lavoro, al vantaggio competitivo ai risultati economici: Leadership and the Sexes: Using Gender Science to Create Success in Business .
E' risaputo che uomini e donne hanno stili di leadership diversi: gli uomini sono normalmente più direttivi e impositivi mentre le donne hanno un atteggiamento democratico e partecipativo: nella recensione che Tom Peters fa del libro(M-F Leadership Styles, Effectiveness of) viene citato un esperimento televisivo - sembrerebbe del tipo "Isola dei famosi" o altri simili reality show - che dimostra come lo stile partecipativo possa produrre risultati migliori di quello direttivo ed è interessante notare che nel corso del test i commentatori (esperti di consulenza aziendale quasi tutti uomini) fossero estremamente scettici della possibilità di raggiungere l'obiettivo assegnato mediante questo "disordine creativo".

Le gerarchie aziendali sono ancora in massima parte dominate dagli uomini, e da uomini che pensano di essere superiori alle donne: uno studio pubblicato in settembre nel Journal of Applied Psychology paragona gli stipendi di uomini e donne (a parità di livello di carriera, livello di studio e ore lavorate) e conclude che a guadagnare significativamente più degli altri sono gli uomini che hanno visione tradizionale delle donne: non vi sembrano essere invece particolari differenze tra uomini con una visione egualitaria del rapporto tra i sessi e donne (sia quelle con una visione tradizionale che quelle con una visione egualitaria).


Per chi come me ha una visione egualitaria, non resta che comprare il libro per avere un vantaggio competitivo nei confronti dei tradizionalisti e cercare di ridurre il gap economico.