sabato 23 febbraio 2008

La logistica in soccorso della gestione del personale


Recitano i manuali di economia aziendale che il capitale umano è un fattore di produzione alla stregua del capitale monetario, delle materie prime, dell'informazione, ecc.
La gestione dei fabbisogni e degli stock di capitale umano, cioè dei processi di ricerca e selezione e di gestione delle carriere, non è però normalmente affrontata nella stessa ottica degli altri fattori produttivi.
Il prof. Peter Cappelli, direttore del Center for Human Resources della Wharton Business School, sta per pubblicare un libro dal titolo "Talent on Demand: Managing Talent in an Age of Uncertainty" in cui cerca di applicare alcuni concetti logistici e quantitativi alla gestione delle risorse umane.


Cappelli parte dal presupposto che il capitale umano sia una materia prima pregiata ed estremamente deperibile: sia averne troppo poco che averne troppo provoca costi ed inefficienze.

La mancanza di risorse umane rende difficile se non impossibile realizzare la produzione, ma anche l'eccesso crea problemi: a differenza dei prodotti che una volta realizzati possono restare a magazzino, i dipendenti vengono pagati tutti i mesi sia che lavorino per produrre sia che non lo facciano; ma non solo: nei momenti di inattività prolungata, i primi ad andarsene sono i migliori vanificando tutti i precedenti investimenti.


Le aziende dovrebbero quindi abbandonare i tradizionali rigidi meccanismi di previsione dei fabbisogni, di selezione interna ecc., e cercare di applicare metodi più flessibili ed in grado di adattarsi in tempo reale o quasi ai mutamenti del mercato. Se oggi non è più pensabile di pianificare gli acquisti di materie prime su base annuale o pluriennale senza continue variazioni, lo stesso deve valere per le risorse umane in un mercato in cui non solo i fabbisogni possono cambiare con estrema rapidità, ma non è neanche più possibile fare piani di carriera a lungo termine dato l'elevato turn-over.

domenica 17 febbraio 2008

Gli investimenti ICT non funzionano senza capitale umano


Questa settimana lavoce.info ha pubblicato la sintesi di una ricerca sui risultati degli investimenti in ICT delle aziende italiane dal titolo "Le ICT non funzionano senza capitale organizzativo".


Gli autori si chiedono se veramente, come spesso si dice, il ritardo competitivo e di produttività dell'Italia nei confronti degli altri Paesi sviluppati è imputabile al mancato o ridotto utilizzo delle tecnologie informatiche disponibili da parte delle aziende.


Il quadro che esce dall'analisi è, se possibile, ancora più negativo; il ritardo nell'adozione delle teconologie non è un fatto congiunturale, ma dipende dalla struttura stessa del tessuto industriale italiano: non solo esso è per la maggior parte fatto di PMI spesso prive di adeguate capacità di spesa e di gestione nell’ambito delle ICT, ma anche tra le grandi aziende dominano quelle di settori poco "adatti" a cogliere i benefici potenziali delle tecnologie informatiche (manufatturiero non hi-tech e servizi materiali quali turismo, distribuzione, trasporti, costruzioni).


Anche quando gli investimenti vengono effettuati, si fatica comunque ad ottenere tutti i benefici: nella maggior parte dei casi viene il risultato è una riduzione dei costi amministrativi, ma bassissimo è il ritorno in aree più strategiche quali lo sviluppo prodotto e la gestione delle relazioni con i clienti e con la filiera produttiva.

Secondo l'analisi, l'incapacità di ottenere risultati strategici è dovuta al non adeguato sostegno agli investimenti ICT (visti solo come costi da ridurre) e alla difficoltà da parte dei responsabili IT aziendali di avere una chiara visione di business.


Per essere impiegate in modo efficace le tecnologie informatiche necessitano inoltre di approcci alla gestione di persone e processi assenti nella maggioranza delle nostre aziende. Alla base di questo fenomeno vi è stata, spesso, l’incapacità o la non volontà delle imprese di accompagnare gli investimenti in ICT con cambiamenti organizzativi che richiedevano una modifica dei processi decisionali e forti investimenti in capitale umano.


Gli elementi che caratterizzano le organizzazioni che hanno invece avuto successo negli investimenti in tecnologia informatica sono così sintetizzabili: l’importanza attribuita agli investimenti in capitale umano, un’organizzazione poco burocratica, l’abitudine dei dipendenti a condividere conoscenza, l’adozione di incentivi basati sulle performance individuali e di gruppo, l’incoraggiamento dell’imprenditorialità diffusa, la presenza di team interfunzionali di lavoro.


Purtroppo, queste sono caratteristiche lontane dai modelli tradizionali delle aziende italiane non hi-tech: il rischio è l'ulteriore incremento del digital divide tra le aziende (ed i sistemi Paese).

sabato 9 febbraio 2008

Reputazione on line: nasce Reputation Guardian


Gestire la Reputazione di un'azienda è un’attività complessa, che richiede elevate capacità di analisi, tempestività ed efficacia nelle azioni volte ad influenzare l’opinione pubblica.
Con la diffusione di internet, ed in particolare dei servizi offerti dal Web 2.0, la Reputazione assume un’ulteriore e peculiare connotazione: l’attenzione si sposta ora sulla Web Reputation.

L’intercettazione, l’analisi e l’interpretazione dei giudizi, pregiudizi e opinioni presenti sulla rete costituisce un’attività indispensabile per la tutela della visibilità, della reputazione e della credibilità di ogni azienda, del suo brand, dei suoi servizi, del suo management.

"… entro il 2009, l’80% dei clienti potenziali verrà influenzato nelle decisioni d’acquisto da informazioni su cui non ha nessun controllo, quali blog , forum, newsletter, ecommerce, portali di settore che stanno diventando sempre più luoghi di incontro e di creazione di community in rete... [ Fonte: Progetto SEO ]"

Monitorare, difendere e valorizzare l’immagine aziendale significa per ogni azienda creare una rendita per il futuro, basata sulla fiducia del pubblico verso l’azienda e sulle emozioni positive associate ai suoi prodotti e servizi.
E’ necessario che il monitoraggio sia tempestivo per essere realmente efficace e per consentire di mettere in campo tutti gli strumenti capaci di fronteggiare una crisi e di dominarla prima che le ondate di opinione si diffondano senza controllo nel web.

Per soddisfare queste esigenze ActValue ha sviluppato Reputation Guardian: un sofisticato servizio, fondato su un sistema automatico proprietario, che, grazie all’interazione fra keyword e analisi semantica, si occupa di cercare le citazioni in tutto il web, canali informali compresi, riguardanti il brand, le figure aziendali, i prodotti, i servizi, le situazioni o i contesti.
Grazie a questo servizio, la Comunicazione e il Marketing di ogni azienda possono sondare tutti i canali del web e valutare gli impatti che questi hanno nell’ immagine aziendale.

domenica 3 febbraio 2008

Avere troppi capi

Dal Sole 24 Ore di sabato 2 febbraio:

Ogni commento è superfluo.

sabato 26 gennaio 2008

Cyber - Terrorismo


Questa settimana due notizie inquietanti:


  1. Secondo la CIA "al di fuori degli Stati Uniti"vi sono stati numerosi attacchi via internet ad aziende energetiche e utilities. Alle intrusioni sono seguite richieste di estorsione e in almeno un caso il sabotaggio ai sistemi informativi degli impianti ha causato il blackout di diverse città. Da Information Week.

  2. A circa 7 mesi di distanza dall'attacco Denial of Service che aveva reso irraggiungibili i principali siti internet del paese, la magistratura Estone ha individuato il colpevole: si tratta di uno studente di 20 anni, che apparentemente agiva da solo, e non degli eredi russi del KGB (la causa scatenante era la protesta dei russi e degli estoni di origine russa contro la rimozione di una statua). Da Ars Technica.

Non si tratta di un videogioco, ma della realtà.


Purtroppo chi è nei posti chiave di governo e di controllo della sicurezza non ha l'età da videogiochi e non ha ancora capito l'entità dei rischi.

sabato 19 gennaio 2008

Verso l'estinzione dei dinosauri?


Due brevi articoli che apparentemente non hanno punti in comune mi hanno colpito.

Influx ragiona sul cambiamento radicale che le direzioni Marketing aziendali dovranno affrontare per gestire la partecipazione dei clienti ed il dialogo con loro: BBC News, ad esempio, riceve fino a 10.000 - 20.000 messaggi ed email giorno, e ciò non rappresenta che l'1% dell'audience. Si tratta sicuramente di un caso limite, ma quante aziende rischiano di danneggiare la propria reputazione perchè non hanno gli strumenti e le strutture per affrontare il nuovo modello partecipativo reso possibile da internet?

NorthxEast, invece, descrive come i blogger possono utilizzare i social network per aumentare la visibilità del proprio prodotto (il blog) e la partecipazione dei propri clienti (i lettori).


Mi sembra il ripetersi dell'evoluzione: i dinosauri faticano ad adattarsi alle mutate condizioni climatiche, mentre nuove forme animali più piccole ed agili irrompono sulla scena e la occupano.

sabato 12 gennaio 2008

Morte annunciata della Direzione IT



Secondo Nicholas Carr, nel suo nuovo libro The Big Switch: Rewiring the World from Edison to Google, all'interno delle aziende la sorte della Direzione IT è segnata: a decretarne la fine sarà la progressiva migrazione verso l'utility computing.

Carr è già noto per questo genere di giudizi negativi nei confronti dell'ICT: nel 2003 ha pubblicato sull'Harvard Business Review un controverso articolo dal titolo "Does IT Matter" in cui si sostiene che gli investimenti IT non danno vantaggio strategico in quanto non appena un'azienda adotta una nuova tecnologia, i concorrenti fanno la stessa cosa. Ne è seguito un lungo dibattito e, in particolare, numerose e dettagliate confutazioni da parte delle principali aziende IT.

In questo nuovo libro Carr torna all'attacco: alcuni degli argomenti a favore della sua tesi sono sicuramente corretti, ma la realtà (e soprattutto il futuro) sono più complicati e vari della sua tesi un po' semplicistica. Almeno, questo è quello che si può evincere leggendo la recensione del libro e l'intervista all'autore pubblicate da NetworkWorld.




Carr, infatti, paragona il futuro dell'IT a ciò che all'inizio del '900 è successo nel mondo industriale relativamente alla generazione di energia elettrica. I grandi impianti industriali erano dotati ciascuno della propria centrale elettrica: queste sono state progressivamente e velocemente sostituite dalle forniture delle grandi utilities specializzate.


Secondo Carr la stessa cosa succederà nell'IT dove servizi di utility computing saranno erogati tramite la rete: con una sola persona ciascuna azienda potrà controllare i flussi evitando onerose e complesse gestioni interne (a partire da quella di data center che consumano tanta energia quanto una piccola città).




Sicuramente esistono diversi driver che spingono in questa direzione (Carr cita i sistemi di storage e l'erogazione di applicazioni tramite internet, ma dimentica ad esempio la virtualizzazione) ed alcune aziende come Google e Salesforce.com possono essere considerate precursori e leader dell'utility computing, così come è indubbiamente in atto uno spostamento dal modello Client-Server a quello Web-Based.




Dove probabilmente Carr pecca, è nel predire la morte del lavoro degli informatici che, secondo lui, sopravviveranno unicamente all'interno delle nuove utilities tecnologiche. In realtà, l'ICT è talmente pervasivo ed importante per il business delle aziende che ben difficilmente è destinato ad essere completamente terziarizzato; quello che è certo è che la Direzione IT, dopo l'era del Mainframe e quella dei PC, sta affrontando un nuovo radicale cambiamento.