Recitano i manuali di economia aziendale che il capitale umano è un fattore di produzione alla stregua del capitale monetario, delle materie prime, dell'informazione, ecc.
La gestione dei fabbisogni e degli stock di capitale umano, cioè dei processi di ricerca e selezione e di gestione delle carriere, non è però normalmente affrontata nella stessa ottica degli altri fattori produttivi.
Il prof. Peter Cappelli, direttore del Center for Human Resources della Wharton Business School, sta per pubblicare un libro dal titolo "Talent on Demand: Managing Talent in an Age of Uncertainty" in cui cerca di applicare alcuni concetti logistici e quantitativi alla gestione delle risorse umane.
La gestione dei fabbisogni e degli stock di capitale umano, cioè dei processi di ricerca e selezione e di gestione delle carriere, non è però normalmente affrontata nella stessa ottica degli altri fattori produttivi.
Il prof. Peter Cappelli, direttore del Center for Human Resources della Wharton Business School, sta per pubblicare un libro dal titolo "Talent on Demand: Managing Talent in an Age of Uncertainty" in cui cerca di applicare alcuni concetti logistici e quantitativi alla gestione delle risorse umane.
Cappelli parte dal presupposto che il capitale umano sia una materia prima pregiata ed estremamente deperibile: sia averne troppo poco che averne troppo provoca costi ed inefficienze.
La mancanza di risorse umane rende difficile se non impossibile realizzare la produzione, ma anche l'eccesso crea problemi: a differenza dei prodotti che una volta realizzati possono restare a magazzino, i dipendenti vengono pagati tutti i mesi sia che lavorino per produrre sia che non lo facciano; ma non solo: nei momenti di inattività prolungata, i primi ad andarsene sono i migliori vanificando tutti i precedenti investimenti.
Le aziende dovrebbero quindi abbandonare i tradizionali rigidi meccanismi di previsione dei fabbisogni, di selezione interna ecc., e cercare di applicare metodi più flessibili ed in grado di adattarsi in tempo reale o quasi ai mutamenti del mercato. Se oggi non è più pensabile di pianificare gli acquisti di materie prime su base annuale o pluriennale senza continue variazioni, lo stesso deve valere per le risorse umane in un mercato in cui non solo i fabbisogni possono cambiare con estrema rapidità, ma non è neanche più possibile fare piani di carriera a lungo termine dato l'elevato turn-over.





