domenica 27 settembre 2009

Zzzoot fulminati in azienda


Quest'estate Radio24 ha fatto molta pubblicità a "Zzzoot fulminati in azienda" un libro che definerei a cavallo tra l'umorismo ed il management, ovvero una descrizione in chiave umoristica (per non piangere) di ciò che accade nelle aziende nonostante la teoria manageriale degli ultimi 30 anni.
Dopo aver studiato il sito zzzoot.tv (ancora meglio del libro), ho finalmente deciso di comprarlo e, passate un paio di settimane, ho trovato le 2 ore necessarie per leggerlo.

Come dicono gli autori, si tratta di un vero e proprio racconto con personaggi di fantasia, decisamente reali.

Il racconto di Zzzoot si apre con un fulmine di luce e saggezza che finalmente riforma le imprese. Ma inspiegabilmente, anche dopo il grande cambiamento, una sola azienda (e le persone che ci lavorano, ed il paese reale nel quale è collocata) continua irriducibile a perpetuare comportamenti viziosi. Il resto del mondo ormai riformato osserva con stupore e incredulità i manager, i collaboratori, i consulenti di questa incredibile riserva del passato. Attorno a loro il deserto. Un giovane collaboratore di Zzzoot - RobCam - racconta le storie di questo mondo e dei suoi capi e colleghi, il manager Centrifuga, il direttore commerciale Sul Pezzo, la responsabile comunicazione Font, il superconsulente Paragone, lo stagista a vita Pacco, il responsabile del finance La Porta, il resposabile logistica Consegna, la responsabile sviluppo e formazione Schedula ed altri.

Da notare che il libro contribuisce anche significativamente alla moderna cultura organizzativa aziendale, a partire dall'enunciazione della "legge di conservazione della quantità di moto dell'uccello padulo".

sabato 12 settembre 2009

Lo stato dell'ecommerce in Italia


La School of Management del Politecnico di Milano ha pubblicato l'ottavo rapporto sull'ecommerce B2C in Italia, dal titolo "L'eCommerce B2c in Italia: una crescita che sfida la crisi".

A trainare il mercato nel 2008 è ancora il Turismo che cresce con un tasso superiore alla media. Molto bene anche il comparto dell'Abbigliamento dove vi sono alcune interessanti novità: iniziative nuove con modelli di business innovativi e l'ingresso di alcune grandi "griffe". Certo è un buon risultato, ma si può fare di più. Anzi, si deve fare di più se si vuole colmare il divario che ci separa dagli altri Paesi industrializzati. Con una crescita del 20%, allineata a quella dei principali Paesi europei, l'Italia rimane "indietro" agli altri, sia in termini di valore assoluto dell'eCommerce - l'Italia è un decimo della Gran Bretagna e un terzo della Francia - che in termini di penetrazione dell'eCommerce sul totale delle vendite ai consumatori finali (quasi 1% in Italia contro valori che vanno dal 3 al al 10% circa negli altri Paesi). Sono molte le motivazioni usualmente addotte: dai limiti strutturali dell'Italia - penetrazione di Internet e della banda larga, costi della logistica distributiva - alle attitudini degli Italiani - forte diffidenza verso l'utilizzo della carta di credito online, scarsa propensione all'acquisto a distanza - fino alla oggettiva difficoltà nel vendere online talune tipologie di prodotti. In questo quadro manca tuttavia, a nostro avviso, la motivazione principale. Un sistema dell'offerta con importanti "buchi", specialmente in alcune categorie merceologiche (abbigliamento, prodotti per la casa, auto e accessori, vino e gastronomia, ecc.), e che fatica a sfruttare sapientemente la multicanalità, in particolare tra canale online e canali fisici "tradizionali".

Da notare anche che la rilevanza del Web 2.0, attraverso la sua capacità di influenzare le opinioni e di conseguenza gli acquisti dei consumatori, è ormai riconosciuta da molti siti di eCommerce italiani che negli ultimi due anni hanno intrapreso diverse iniziative in questo senso.

Al contrario, le frodi online sono un fenomeno marginale stimabile nel solo 0,2% circa delle vendite.

sabato 29 agosto 2009

La classifica dei download illegali


Un'azienda americana specializzata ha pubblicato un'indagine, ripresa ad es. dal Corriere della Sera, che presenta la classifica dei download illegali di film e serie tv: ovviamente ad essere maggiormente scaricati sono i grandi successi popolari tra i giovani.

Purtroppo nè la stampa nè il sito della società di ricerche offrono dettagli sulla metodologia di analisi. Semplificando forse un po' troppo, esistono infatti due approcci alla misurazione degli "indici di ascolto" (non a caso uso questo termine antiquato):


  • la misurazione del comportamento di un campione statisticamente significativo (per intenderci l'Auditel);

  • l'analisi puntuale di visualizzazioni, accessi e download.

Molte società di ricerca, avendo radici e competenze nei media tradizionali, hanno esteso anche ad internet il "modello Auditel", mentre l'analisi puntuale dei dati è applicabile unicamente ai nuovi media e permette di ottenere risultati molto più dettagliati.


In qualunque modo sia stata fatta l'analisi citata, dal punto di vista macro (la top 10) nulla cambia; solo un'analisi puntuale delle reti p2p e dei download permetterebbe però di raccogliere informazioni sulla coda lunga, statisticamente non più significativa all'interno di un campione simil-Auditel.


Al di là dell'interesse accademico e/o comportamentale, personalmente ritengo che questi dati possano essere importanti anche nella lotta quotidiana tra fornitori di contenuti e utenti p2p. Mentre la battaglia per bloccare il download illegale di Heroes e Watchmen (al primo posto rispettivamente nella classifica delle serie tv e dei film scaricati illegalmente) è praticamente persa, credo che esista un significativo mercato per offrire a poco prezzo contenuti di nicchia: spesso il download illegale è oggi l'unica possibilità per accedervi, mentre gli utenti potrebbero essere disposti a pagarli.

domenica 21 giugno 2009

ActValue vince l'RFId Italia Award 2009


ActValue consulting & solutions si è aggiudicata la seconda edizione dell’RFId Italia Award – Premio ai migliori progetti RFId italiani – nella categoria “Idee”, riservata ai progetti caratterizzati da particolare originalità o innovatività, ma che non necessariamente fossero già stati completati.
L’Rfid Award 2009 è stato indetto da Rfid Italia (il think tank creato dal Cedites - Centro Studi per la Divulgazione della Tecnologia e della Scienza) ed ospitato dal Lab#ID dell’Università Carlo Cattaneo – LIUC. Il premio ha l’obiettivo di promuovere la diffusione e la conoscenza delle applicazioni Rfid, evidenziando il loro contributo nella creazione di valore per le organizzazioni in cui sono utilizzate. L’Rfid Italia Award anche quest’anno ha visto la partecipazione attiva dei più importanti laboratori universitari e di ricerca italiani che si occupano di tecnologie Rfid: il Lab#ID dell’Università Carlo Cattaneo – LIUC, l’Rfid Solution Center del Politecnico di Milano, l’Rfid Lab dell’Università di Parma, l’Rfid Lab dell’Università La Sapienza, il Wireless and Rfid laboratory dell’Università di Messina, il Lecce Electro Magnetic Lab (LEML) dell'Università del Salento, il SILab – European Commission - Joint Research Center di Ispra.
Fra le “Idee”, il miglior progetto sui 15 candidati è stato giudicato quello di ActValue, che ha presentato il lavoro svolto nell’ambito Chill-On, un progetto di ricerca europeo che si propone di sviluppare nuove tecnologie per migliorare tracciabilità e qualità dei prodotti freschi e surgelati. L’attività di ActValue si è concentrata nello sviluppo di innovativi tag e lettori RFId con due obiettivi principali:
- monitorare la temperatura di ogni pallet durante la fasi di carico/scarico e trasporto allertando in tempo reale in caso il valore vada fuori soglia, a differenza della maggior parte dei T-loggers presenti sul mercato che forniscono l’informazione circa la T durante il trasporto solo al momento della ricezione del carico, quando ormai l’unico intervento possibile è la non accettazione;
- tracciare la freschezza residua (shelf life) del singolo prodotto in base all’evoluzione della sua temperatura nel tempo.
Nel primo caso i tag sono RFId attivi, con sensore di temperatura, con tecnologia ZigBee per permettere la creazione di una mesh network, ed un microcontrollore configurabile on the fly. Il relativo lettore RFId implementa un protocollo di comunicazione coi tag sviluppato da ActValue e si interfaccia via seriale con un dispositivo che gestisce la trasmissione bidirezionale (dati e comandi) via GPRS associati alle coordinate GPS della posizione del carico.
Nel secondo caso i tag sono RFId passivi HF ISO15693 ed integrano un Time Temperature Integration TTI realizzato da uno dei partner di Chill-On, ovvero un integratore della temperatura nel tempo tarato per ogni singola tipologia di prodotto, in modo da poterne indicare la freschezza residua (shel life). Il valore iniziale è 100%, e man mano che il tempo passa tale valore decresce, tanto più rapidamente quanto più è elevata la temperatura. Il tag RFId è stato sviluppato da ActValue per interfacciare il sensore TTI, leggerne il valore elettrico, trasformarlo in un dato digitale e renderlo disponibile al lettore RFId. L’idea di realizzarlo completamente passivo è legata al fatto che i tag semi passivi – ad esempio i paper battery – hanno un costo troppo elevato per poter essere applicati ad ogni singola confezione o cassetta di prodotto.
I test sul campo stanno riguardando nello specifico l’ambito food – pesce e pollo – ma le applicazioni sono molteplici, ovunque ci sia la necessità di monitorare temperatura o altri parametri ambientali, come ad esempio nel farmaceutico.

sabato 23 maggio 2009

Incendi: agricoltori ranger hi-tech, la tecnologia al servizio dell'agricoltura


Il progetto, primo in Europa, è promosso da Coldiretti Massa Carrara e dalla Comunità Montana della Lunigiana. FRAIL - Farmers Rangers in Lunigiana - è finanziato dalla Comunità Europea nel Sesto Programma Quadro, Area tematica Tecnologie della Società dell'Informazione». GPS e dispositivi portatili indossabili per presidiare e monitorare il territorio.
Agricoltori ranger hi-tech per prevenire, monitorare e prevenire gli incendi in Lunigiana. L'iniziativa, la prima in Europa, è di Impresa Verde-Coldiretti Massa Carrara, Comunità Montana della Lunigiana e ActValue Consulting and Solutions (partner tecnologico), e sarà presentata, dopo un anno di sperimentazione «discreta» sulle montagne lunigianesi, nel corso dell'assemblea ordinaria di Lunigiana Amica in programma sabato 23 maggio nella Sala Convegni del Castello di Terrarossa, a Licciana Nardi (alle 10), che anticiperà la tavola rotonda dedicata alla filiera corta e al primo mercato dei produttori della Provincia.
L'esperimento, iniziato un anno fa esatto, ha coinvolto una decina di coltivatori associati alla Coldiretti e di funzionari della Comunità Montana nella definizione delle specifiche e nei test di usabilità di un software innovativo che consente di impiegare apparecchiature mobili, portatili e indossabili (wearable) per controllare il territorio, attraverso la connessione in real time alla Sala Controllo degli organi preposti all'attività di spegnimento incendi.
Una soluzione tecnologica che ha contribuito, durante il periodo di sperimentazione, a salvaguardare il patrimonio boschivo provinciale, soprattutto in Lunigiana, dove la superficie boscata sfiora i 65 mila ettari su un totale provinciale di quasi 68 ettari con un indice di boscosità pari al 66% (dati Servizio Antincendi Boschivi Massa Carrara) e che ora potrebbe, è questo naturalmente l'auspicio, essere adottata da altri territori della Comunità Europea.
Gli agricoltori ranger e i funzionari della Montana hanno contribuito a velocizzare le attività di valutazione della tipologia di incendio, «scremando» quelli che sono i «falsi allarmi». Si stima, infatti, che su 10 allarmi-incendi lanciati in generale da cittadini e turisti, solo 3 siano realmente «pericolosi». I restanti sette sono, solitamente, piccoli focolari controllati dagli agricoltori che non richiedono l'intervento di Vigili del Fuoco, Guardia Forestale o Vab con inutile dispendio di risorse pubbliche.

Gli agricoltori ranger lunigianesi sono stato muniti, nella fase di sperimentazione, di un palmare dotato di molteplici funzioni, tra cui la possibilità di scattare foto e girare brevi video oltre che mandare messaggi e comunicazioni. Il loro compito non è «spegnere» gli incendi, ma semplicemente «osservare», dare l'allarme e prevenire, se possibile, la natura dolosa che spesso sta all'origine dei roghi, avvertendo le forze preposte al servizio oppure, nel caso di falso allarme, di verificare una segnalazione dubbia arrivata al centro di controllo. Ma anche raccogliere informazioni e comunicarle, assieme alla posizione dell'incendio esatta, attraverso il sistema GPS, alla Sala Controllo e al tecnico responsabile delle squadre di soccorso della Comunità Montana, a cui tocca valutare l'effettiva pericolosità dell'incendio, ed eventualmente, mobilitare le squadre di intervento.

La tecnologia
L'applicazione FRAIL è stata sviluppata da ActValue, il partner del progetto che ha avuto il compito di "pensare" l'equipaggiamento hi-tech degli agricoltori ranger.


Il progetto
Il progetto FRAIL, questo l'acronimo di Farmers Rangers in Lunigiana, è una delle tre azioni pilota del macro-progetto wearit@work (http://www.wearitatwork.com/) di cui fanno parte 42 organizzazioni di 13 Paesi, europei e non, e si pone l'obiettivo di dimostrare l'applicabilità delle tecnologie indossabili al caso della prevenzione degli incendi boschivi in aree montane e rurali. I benefici del progetto sono di natura economica e di ottimizzazione nell'uso delle risorse, materiali ed umane. I risultati, straordinari e affascinanti, saranno presentati nel corso della parte pubblica dell'assemblea di "Lunigiana Amica".

I partner
- Coldiretti Massa Carrara
- Comunità Montana della Lunigiana
- ActValue Consulting and Solutions s.r.l.

sabato 9 maggio 2009

W l'Italia


In questo periodo, che è già sufficientemente difficile, ogni sforzo dovrebbe essere orientato al buon funzionamento dell'azienda: verso i colleghi, senza i quali non è possibile ottenere alcun risultato, e verso i clienti (esistenti o potenziali) a cui risolviamo problemi o creiamo opportunità in cambio del denaro necessario ad andare avanti.

Una percentuale di tempo preoccupantemente alta è invece dedicata a combattere contro l'equivalente moderno dei mulini a vento di don Chisciotte: la burocrazia nelle sue più varie e diverse forme ed incarnazioni. Senza pretesa di completezza, e senza voler fare del vittimismo, ecco una breve lista degli ultimi intoppi burocratici in cui sono incappato:


  1. La Regione ha un ritardo che ormai raggiunge 150 giorni nell'erogare un contributo a causa di un errore nel software che non permette di stampare un riepilogo.

  2. Per farsi pagare dagli enti pubblici (forniture e lavori eseguiti) è necessario presentare un documento dal nome misterioso di DURC che attesta la regolarità nel pagamento di contributi e tasse sul lavoro; la teoria è giusta: lo stato ti paga se tu sei in regola. Come al solito il problema è nell'implementazione: per avere questo mitico DURC è necessario fare un'autocertificazione (online!), poi il consulente del lavoro fà la richiesta e poi si aspetta un periodo di tempo imprecisato ed imprevedibile semprechè, come è puntualmente successo, non risulti qualche magagna che il predetto consulente del lavoro deve cercare di sbrogliare.

  3. Per poter rispondere ad un bando è necessario che nel registro delle Camere di Commercio risulti uno specifico codice attività (secondo la classificazione Istat). Il codice c'è, ma è definito come secondario e non come primario; dal momento che non è l'azienda ad attribuirsi i codici attività ma la Camera di Commercio sulla base di una descrizione con regole che ai comuni mortali non è dato sapere, il commercialista sta intercedendo per far cambiare il suddetto codice da secondario a primario.

  4. L'anno scorso è stato introdotto un credito d'imposta sulla ricerca e sviluppo: per usufruirne la prima volta è stata sufficiente una dichiarazione, ma per quest'anno il meccanismo, evidentemente troppo semplice, è stato complicato a dovere con un modulo tipo dichiarazione dei redditi da compilare e da trasmettere in via telematica a partire dalle ore 10 di una data mattina. E chi primo arrivo becca i soldi che per tutti non bastano, come il click day per i permessi di soggiorno.
    Tralasciando i ripetuti rinvii da gennaio fino a maggio, è interessante la storia dell'invio telematico. Il sito dell'Agenzia delle Entrate, dove è stato reso disponibile il software ben una settimana prima della data fatidica del click day, recitava che chiunque avrebbe potuto trasmettere la dichiarazione. Il mio ragionamento è stato il seguente: se voglio inviare il file alle 10.00 è meglio che me lo faccia da solo, il commercialista ne avrà tanti e non posso avere garanzia che il mio sia il primo.
    Scarico quindi il software, lo installo e cerco di capire come si fà l'invio: nessuna traccia nè nel menu nè nell'help. Senza perdermi d'animo, compilo il modulo e ragiono che arrivato in fondo magicamente qualcosa succederà: infatti, una volta confermato il tutto, appare una scritta che dice che l'invio può essere fatto utilizzando un altro programma dal nome misterioso. Nè Google nè il sito dell'Agenzia delle Entrate aiutano granchè, il call center come prevedibile è irraggiungibile e le linee intasate; tramite il super call center istituito da Brunetta (unica nota positiva in tutta la vicenda) riesco ad avere il numero di una sede locale dove incredibilmente posso parlare con una persona, la quale mi conferma quanto nelle lunghe attese con musichette varie ero nel frattempo riuscito a scoprire: per fare l'invio occorre essere un commercialista oppure iscriversi al sito dell'Agenzia delle Entrate richiedendo il pin e attivando la smart card (tempo minimo 15 gg.).
    Ovviamente il modulo è finito al commercialista che, per fortuna (e colgo l'occasione per ringraziarlo ancora) alle 10.00.35 ha effettuato l'invio!

Potrei andare avanti, anzi continua ...

domenica 19 aprile 2009

I quattro quadranti del web 2.0



Vuole la tradizione che la matrice a 4 quadranti sia stata originariamente creata da qualche SuperConsulente McKinsey. Vero o no che sia, essa è usata, e spesso abusata, da ogni consulente per rappresentare il posizionamento competitivo di qualunque entità.
Gianluca Diegoli che, oltre che bocconiano e consulente, dimostra di avere un'ottima dose di unimorismo, ce ne offre una geniale versione applicata al web marketing dei concessionari auto: semplicemente da non perdere!