martedì 17 luglio 2007

Effetti del web 2.0 sulla pubblicità

I trend commerciali e tecnologici nascono negli Stati Uniti e da lì poi si diffondono.
Il cosiddetto Web 2.0, cioè la partecipazione attiva degli utenti alla creazione dei contenuti (blog, video, ...) negli Stati Uniti è ormai fenomeno di massa e da lì sta dilagando nel resto del mondo.
Proprio negli Stati Uniti, quindi, possiamo vedere i primi effetti sul mercato pubblicitario; e sono piuttosto sorprendenti.
Gli investimenti pubblicitari si stanno spostando in modo consistente dalle riviste tecniche (sia off-line che on-line) ai blog specializzati e, ovviamente, a Google.
Alcuni dati (http://www.forbes.com/technology/2007/07/16/redherring-print-blogs-tech-media-cx_bc_0716techmedia.html): Red Herring è vicino al fallimento, Business 2.0 ha perso il 21,8% delle pagine di pubblicità, PC Magazine il 38,8% e anche CNET sta registrando perdite.
E' facile pensare che quello che sta accadendo alle riviste tecniche non sia che l'avvisaglia di uno spostamento complessivo del mercato.

lunedì 9 luglio 2007

L'impatto economico della brand reputation

Da molti anni le maggiori aziende utilizzano modelli statistici sofisticati per analizzare le performance e trarne indicazioni previsionali per il futuro (introduzione di nuovi prodotti, attività promozionali, ...). Fino ad oggi, però, la reputazione dell'azienda e dei suoi brand presso i clienti, gli investitori ed il pubblico è sempre stata considerata troppo "soft" per poter essere valutata con precisione, per non parlare di relazioni causa-effetto tra comportamenti dell'azienda e reputazione.
In realtà, è evidente che la percezione dei potenziali clienti ha un impatto sulle loro decisioni di acquisto, ed analogamente gli investitori si basano sulla percezione delle performance future per determinare le loro strategie. Non solo: la reputazione di un'azienda gioca un ruolo chiave nell'attrarre e/o trattenere i dipendenti migliori.
In sintesi, è possibile stabilire un legame tra reputazione aziendale e valutazione economica dell'azienda: alcune società specializzate si sono lanciate nell'aiutare le aziende a migliorare la percezione che esse hanno presso gli stakeholder con l'intento di accrescerne la capitalizzazione (What Price Reputation?) fornendo strumenti quantitativi a ciò che imprenditori e capitani d'azienda hanno sempre saputo e gestito d'istinto.
E' comunque evidente che l'immagine non è tutto: se l'azienda non ha i fondamentali o non mantiene ciò che promette, non vi può essere strategia che tenga. Anzi, il web 2.0 e gli altri nuovi media possono essere armi a doppio taglio e trasformarsi in una trappola per chi cerca di manipolarli.

lunedì 2 luglio 2007

Controllo delle promozioni: la migliore applicazione dell'RFId nel Retail

La tecnologia RFId sta progressivamente prendendo piede, ma fatica ad affermarsi nel settore che, secondo tutti gli analisti, dovrebbe essere quello più promettente: il Retail.
L'applicazione su larga scala dei tag ai prodotti sugli scaffali di vendita rimane infatti ancora economicamente proibitiva, e le cose non sono presumibilmente destinate a cambiare per lungo tempo; esistono però alcune applicazioni più circoscritte che sembrano promettere ottimi risultati.

In particolare, le catene distributive ed i loro fornitori ottengono la maggior parte dei volumi, e spesso del margine, dalle promozioni: migliorare la precisione dell'esecuzione di queste ultime ha quindi un notevole impatto sui risultati economici.
I punti vendita spesso faticano a ordinare, ricevere, esporre e riassortire in tempi necessariamente ristretti i grandi quantitativi di merce di una promozione; d'altra parte i clienti sono richiamati da volantini e altre azioni pubblicitarie e si aspettano un livello di servizio impeccabile, senza il quale la promozione non può dare i risultati sperati.
Tradizionalmente la possibilità di controllare la corretta esecuzione di una promozione è estremamente limitata ed i fornitori concorrono a sopperire alle mancanze del distributore inviando merchandiser ed ispettori su punti vendita campione.

La tecnologia cambia radicalmente questo modo di lavorare e viene in aiuto degli uni e degli altri: applicando tag RFId ai prodotti promozionali, spesso movimentati in espositori ad hoc, e verificando con opportune letture in magazzini e punti vendita la loro posizione, è possibile sapere in tempo reale come stanno andando le cose, inclusa la segnalazione di eventuali problemi logistici, su tutta la rete.

I produttori / distributori (americani) che hanno cominciato a sperimentare questa applicazione segnalano notevoli miglioramenti nell'esecuzione delle promozioni, quasi del 50%: anche se non sono stati comunicati gli impatti economici di questo 50%, data l'importanza delle promozioni non sono certo trascurabili.

domenica 24 giugno 2007

Multitasking

Originariamente "l'esecuzione apparentemente simultanea di più processi da parte di un computer"; per estensione, una persona che svolge più attività contemporaneamente. (da Wikipedia).
Il problema della gestione del tempo e dell'intervallo di attenzione da destinare a ciascuna attività è ampliamente dibattuto e ha dato vita ad un indotto di manuali e corsi di formazione.
I bambini non riescono a concentrarsi per più di 20 - 40 minuti su un'attività (dipende dall'età), ma noi adulti non siamo da meno.
Qualcuno consiglia di non dedicare più di 4 ore di fila a svolgere attività intensamente intellettuali (progettazione, programmazione, ecc.), perchè applicandosi maggiormente si rischia di sprecare tempo bloccandosi su ostacoli o perdendosi in strade che una successiva valutazione a mente fredda potrebbe risolvere in pochi minuti: Signal vs. Noise .
Temo che per noi comuni mortali tecnologici, 4 ore siano però un tempo enorme e difficilissimo da raggiungere: io mi sento molto più vicino alla mezz'ora dei bambini delle elementari.

domenica 17 giugno 2007

Ufficio complicazioni affari semplici

Da quest'anno è possibile compensare il credito IRPEF del 730 con l'ICI: buona idea.
In pratica però, oltre a indicare la cosa nel 730, è necessario presentare un modello F24 a saldo zero. Semplice?
Per venirne a capo ci sono volute due ore di lavoro di due laureati cercando di districarsi tra codici tributo, arrotondamenti, numeri di rate e altre amenità. Ripetuti tentativi con l'F24 online della banca, 4 ricerche su Google, 20 siti e newsgroup consultati (da segnalare che il sito dell'Agenzia delle Entrate alla domenica mattina era inaccessibile).
Probabilità di essere riusciti a fare tutto perfetto senza errori formali? Bassa.

Ma perchè quando a qualsiasi livello è coinvolta la burocrazia, l'applicazione pratica di una buona idea diventa una corsa ad ostacoli difficilissima?
Questo è solo un esempio, ma purtroppo la cosa si ripete sempre. Un paio di settimane fa, ad esempio, scrivevo della difficoltà che incontrano le PMI nel preparare la documentazione richiesta dai bandi di finanziamento pubblici: anche questo l'ho potuto sperimentare di persona ed è stato un altro incubo burocratico (presumibilmente ancora in corso).

sabato 9 giugno 2007

Le dimensioni dell'innovazione - Tecnologia e finanza per vincere la competizione

Mercoledì scorso la Associazione Alumni Accenture ha presentato il libro "Le dimensioni dell'innovazione - Tecnologia e finanza per vincere la competizione", a cura di Daniele Meini e Massimo Merlino, con contributi, tra gli altri, di Ivana Santolini e mio.

Il libro è il frutto del gruppo di lavoro "Impresa Innovativa" costituito due anni fa all'interno dell'Associazione Alumni Accenture ed affronta la questione del forte ritardo dell'Italia nel campo dell'innovazione, confrontando in dettaglio la nostra realtà con alcuni casi di eccellenza mondiale.

Innovazione e competitività sono due fattori economici sempre più interconnessi: senza una forte capacità di innovare, difficilmente le imprese e il sistema economico di cui fanno parte possono dare vita a forme di competitività sostenibile sui mercati globali. Il libro non si ferma ad una mera analisi della situazione ed alla denuncia dei limiti italiani, ma suggerisce al sistema imprenditoriale una strada che può contribuire a svecchiare i processi, a sbloccare la paralisi e a colmare i ritardi.

L'ipotesi proposta è quella di costruire un'agenzia per il trasferimento tecnologico di impostazione pubblico-privata che, sull'esempio di ciò che si fa nei Paesi più avanzati, possa sostenere le imprese nel processo di start-up e di finanziamento all'innovazione, nel trasferimento delle tecnologie e nella tutela della proprietà intellettuale.

domenica 3 giugno 2007

Investimenti ICT nelle PMI Italiane

L’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano ha condotto un'analisi sulle logiche di finanziamento degli investimenti ICT nelle PMI italiane da cui, come al solito, emergono più dolori che gioie. Qualche dato:

  • circa un quarto delle aziende analizzate ha pianificato investimenti ICT;
  • i progetti sono principalmente di tipo infrastrutturale (rinnovo HW e reti), seguiti da quelli di tipo applicativo tradizionale, mentre in minoranza sono quelli di tipo eBusiness e Mobility;
  • l'ICT non è generalmente considerato priorità strategica: il valore medio degli investimenti previsti per progetti ICT è pari a circa un terzo rispetto al medesimo valore per progetti di innovazione che riguardano il prodotto e le tecnologie produttive;
  • dato il basso valore degli investimenti, le aziende ricorrono normalmente ad autofinanziamento;
  • l'accesso a finanziamenti dedicati all'ICT proposti dalle banche o da enti pubblici è ridotto a causa della scarsa conoscenza e della difficoltà di preparazione della documentazione per accedervi.

Manca solo il confronto con gli altri paesi, ma non è difficile immaginarselo.